E ne' lor guardi vagola una tremula

Ombra di sogno, o Lalage.

Nel sonno de l'inverno, sotto il candido

Lenzuolo della neve i fior sognarono,

Sognaron l'albe roride e gli splendidi

Soli e il tuo viso, o Lalage.

Ma nella letizia della rinnovata giovinezza dell'anno si mesce un senso arcano di mestizia. Perchè domanda il poeta, la primavera sorride mesta? Questa interrogazione melanconica sembra che continui a ondeggiare vagamente sulla ode terza e quarta: Egle, che è una breve melodia d'esametri e pentametri, e Canto di Marzo, una, per me, delle migliori gemme del libro. Precede la bella similitudine umana, che fa pensare ai passi migliori di Lucrezio, magistralmente protratta nella serie degli incisi, che quasi la tramutano in una vivente ipotiposi:

Quale una incinta, su cui scende languida

Languida l'ombra del sopore e l'occupa,

Disciolta giace e palpita sul talamo,