Aspettavano almeno da mezz’ora, quando sentirono il rumore di un veicolo che si approssimava. Era il Signorone che veniva a piccolo trotto sul barroccino tirato da un muletto nero; e dalle redini molto allentate e dal capo inclinato e un po’ dondolante, si capiva che l’uomo dormicchiava.

Quando fu rimpetto al gruppo dei sambuchi, si udì la voce di Guermanetto: “To’, boia!„ e con quella un colpo di bastone che dovette essere ben forte, perchè il Signorone, mandando un urlo, cadde rovescio sulla strada e non si mosse.... Allora Guermanetto vide una cosa orribile e inaspettata. Vide Andrea il mugnaio uscire di dietro a lui, lanciarsi sul caduto con un lungo coltello nella mano destra, afferrarlo colla sinistra pei capelli e, puntandogli un ginocchio sulla pancia, menar colpi sopra colpi al petto, al collo, alla faccia, mugghiando e ruggendo come un’anima dannata.... Il Signorone non disse verbo, ma Guermanetto intese il gorgoglìo del sangue che usciva dalle canne tagliate di quella gola.... Gli si rizzarono i capelli sulla testa, il bastone gli cadde di mano e rimase immobile con gli occhi sbarrati.... Lo riscosse un forte urto ed una voce:

— Tu va subito a letto e alzati domattina per tempo. Se qualcheduno ti domanderà di me, risponderai che m’hai accompagnato per un pezzo di strada verso Bologna, e che io t’ho detto che andavo a dormire in città per trovarmi domattina, che è sabato, in piazza prestissimo. Se parli, guai a te!

E Andrea dileguò come un lampo. Anche Guermanetto si mise a fuggire a rotta di collo, urlando, piangendo, chiamando la Madonna e tutti i santi del paradiso. Corse in qua e in là senza saper dove e nemmeno pensando un momento a ricoverarsi in casa. A un certo punto si trovò in mezzo al fiume coll’acqua fin quasi ai ginocchi; un’altra volta, dopo lunghissimi giri, si ritrovò di nuovo a pochi passi dagli alberi di sambuco; e vide il corpo dello scannato accanto al suo barroccino; e il muletto nero, immobile....

Mentre spuntava l’alba, Guermanetto si arrampicava ansando per un’erta boscosa al di sopra di Monte Paderno, rinomata dimora di pernici e di lepri, ov’egli tante volte allegramente aveva corso come un bracco per contentare Annibalino il proprietario e Andrea il mugnaio del Pero.

Il giorno dopo, coll’annunzio dell’orribile delitto, si sparse subito la voce de’ suoi autori. Erano stati visti andare insieme dall’osteria del Palazzaccio verso Pian di Macine; e accanto al cadavere del Signorone si era trovato il randello ben noto di Guermanetto.

Dopo un paio di giorni Andrea fu arrestato. Guermanetto potè per due settimane circa battere la montagna; ma un giorno mandò a pregare il medico condotto di avvertire il brigadiere che egli si voleva costituire. E la notte stessa venne a picchiare all’uscio della casa del medico.

III.

Ricordo ancora tutti i particolari di quella mattina. Nella stanza da pranzo della casa del medico a pian terreno, Guermanetto sedeva dinanzi a una tavola apparecchiata e faceva colazione.

Era una cosa lugubre insieme e commovente. Il medico, sua moglie e due altri signori ben vestiti stavano intorno a quel povero diavolo scalzo, lacero, infangato, col viso cadaverico e gli occhi stravolti, parlandogli con dolcezza, quasi con rispetto e in atto di servirlo. Uno lo esortava a mangiare, un altro gli mesceva il vino e gli chiedeva se avesse qualche commissione, qualche ambasciata, che tutto sarebbe stato puntualmente eseguito. Istintivamente si andava formando dintorno all’uomo quell’atmosfera di deferenze delicate e di riguardi pietosi che sogliono sempre circondare le espiazioni e le disgrazie supreme. — Io intanto, dietro la inferriata della finestra, vedeva muoversi lente due grandi lucerne, appartenenti senza dubbio a due carabinieri del papa che aspettavano di fuori.