Molte altre, come questa, rimasero semplicemente nell’abbandono e nell’incuria. Il tempo fece la parte sua, e sopra di loro si distese lentamente la fisonomia delle cose morte....
Quanto tempo sarà passato dacchè uno spirito di vita non è entrato là dentro!... La bruna cicuta verdeggia liberamente a piedi dei muri laterali e qualche bel ciuffo di erba si vede anche sui gradini e sul margine della porta. La Santa titolare, dipinta a buon fresco entro il vano del timpano barocco, poveretta, non ha più nè sembiante nè emblemi riconoscibili; e mostra da ogni parte il color nero della imprimitura.
Mi vince la curiosità; e passato il cancello vado a osservare l’interno della chiesetta per una delle due finestrelle basse ai lati della porta.... Tra la pace animata, gioconda, luminosa della campagna aperta e la quiete di quel breve ambiente chiuso, il contrasto non è solamente enorme; è quasi pauroso. Credo d’avere ben poche volte sentita così potentemente l’antitesi tra gli stati fondamentali della percezione e le forme della vita. — Ho in me come un senso di sdoppiamento subitaneo. — Una parte di me stesso è passata là dentro ad abitare la chiesina abbandonata, a osservare minutamente tutti gli oggetti, a spiare, a frugare, a fiutare da per tutto, anche gli angoli più reconditi e più ombrosi, con un misto di attonitaggine sentimentale, di tenerezza e di pietà.... Mi pare di sentirmi vivere in un piccolo pezzo di spazio freddo e in un piccolo pezzo di tempo inerte, che vennero, non so da quanti secoli, imprigionati là dentro fra quelle quattro mura — immobili, taciturni, tristi — lontano dall’eterno movimento mondiale, divelti e sequestrati per sempre dal gran dramma della vita dell’universo, al quale un tempo furono congiunti....
Intanto i miei occhi si sono avvezzati a veder meglio nell’interno. Un pulviscolo d’oro si muove silenzioso dentro un raggio di sole pallidissimo, che è passato a stento dall’alto, per una vetrata sulla quale, chi sa da quanto tempo, si vanno addensando il grumo e la polvere e le tele di ragno.... Il raggio di sole arriva a rischiarare un inginocchiatoio, che un tempo deve essere stato tinto in verde, collocato dinanzi a una povera Praeparatio ad Missam, gialla come una vecchia carta pecora e strappata largamente nel mezzo. Da tempo immemorabile quella Praeparatio.... non prepara più nulla a nessuno.
Sopra l’altare senza candelabri, vaneggia una cornice di gesso, a muro. Ma il quadro manca. Era forse un buon dipinto del Franceschini o del Calvi o di uno dei due Gandolfi, e fu levato di là, e ora si trova in qualche vecchia galleria. Ma quella grande cornice vuota accresce la squallidezza a tutto quello squallore; e pare che sconsacri la piccola chiesa.
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Una cosa è certa. Anche da questo chiuso e da questo silenzio e da questo abbandono, esce un sottile aroma di poesia. Mi tornano in mente — chi sa per quali meandri mnemonici! — delle strofe caramente melanconiche di Jacopo Vittorelli e di Ippolito Pindemonte; tornano perfino certe lontanissime letture dei romanzi del visconte D’Arlincourt, ove le chiesette campestri, vicino ai castelli turriti o in mezzo ai boschi, nelle pronube albe serene o nelle notti cupe di tempeste e di delitti, hanno spesso tanto da fare.
Attorno alle pareti interne della cappella, giù verso il pavimento, riesco a leggere in modo abbastanza distinto alcune lapidi sepolcrali. Incontro per tre volte un nome, Giovanna; e mi sovviene che lo porta pure l’attempata signora, che abita adesso nella villa paterna, dalle mura screpolate e nerastre. — Una rovina anch’essa la signora, come tutto il rimanente, quantunque opponga al tempo delle resistenze disperate.
Ed ecco, io penso, tutto quello che qui rimane in piedi di tante tradizioni domestiche! Un nome comunissimo di donna, tenuto vivo nella famiglia, per mera consuetudine, e che presto finirà.... E dire che probabilmente alcune di quelle ormai lontane antenate, quando pensavano al sepolcreto domestico, avranno anche immaginato con tenerezza confidente una lunga catena di ricordi pii proseguita dalle future generazioni.... Avranno pensato alla loro cappella gentilizia parata a bruno in certi memori giorni, e a delle grandi corone di fiori freschi posate dinanzi alle lapidi mortuali.... O nostre ingenue fedi nella pietà dei ricordi domestici! La Vita guarda davanti a sè con sollecitudine affannosa, e presto si scorda di voltarsi indietro.
In buon punto, una voce femminile viene a rompere quel mio triste soliloquio; e mi volgo verso la strada.... Alta sopra la verde linea della siepe, vedo una testa di donna con una gran chioma di un colore inverosimile, che si avanza, si avanza rapidamente, come se volasse; e arrivata al secondo pilastro, svolta improvvisamente verso l’interno della villa... Santi numi! È lei, la mia quarta Giovanna, che torna da una passeggiata in bicicletta, seguìta dal suo giovane fattore. Alla sua età e sotto questo fulgore del Sole, che gli eroi d’Omero invocavano sulle loro gesta!