Per mensola talvolta una figura
Si vede giunger le ginocchia al petto.
Un procedimento simile e molto maggiore nei suoi effetti, seguiva nell'ordine della vita reale. Dopo essere uscita fuori dalle viscere della vita, l'opera d'arte, alla sua volta, si venne ponendo come specchio e come esemplare della vita medesima. E presso i popoli molto inoltrati nella civiltà vediamo questo fenomeno: che tutti gli ordini dei cittadini, e specie le classi colte e raffinate, si sentono tratte a modificarsi psichicamente e ad atteggiarsi nei sentimenti e nei costumi secondo il modo e il gusto della loro coltura letteraria e artistica.
Se il genere umano nel contemplare la propria storia avesse più occhi che non ha, che profonde e curiose scoperte farebbe! Chi può dire come la popolazione ateniese uscisse modificata dalle trilogie di Eschilo e dalle commedie di Aristofane? E dai poeti e dai pittori e dagli scultori e dai retori, chi può dire quanto pigliassero dei loro sentimenti e dei loro gusti squisiti e per fino dei loro atteggiamenti corporei Pericle, Aspasia, Alcibiade e tutta quella aurea e fiorente società ateniese che, contemplata nel suo insieme, pare essa stessa una grande opera d'arte in azione?
Questo fatto è nella storia così costante e di così grande significato che bisogna mettersi in guardia per non rimanerne come assorbiti. Ad esempio Nerone per alcuni (e tra questi c'è Ernesto Renan) sarebbe stato anzi tutto il prodotto di una mostruosa depravazione letteraria. Il crudele e quasi cotidiano spettacolo del circo, e anche più la sua contagiosa domestichezza di dilettante esaltato coi dilettuosi personaggi dalle tragedie greche, avrebbero nella sua anima di retore fatta scoppiare, come un tumore, la sua pazza ferocia di mimo coronato e di citaredo onnipossente. E la plebe e il patriziato, suoi complici insieme e sue vittime, erano presi dalla stessa mania: e tutta la vita sociale del decadente Imperio latino, per la smania sempre più acuta e sempre più esagerata delle sensazioni artistiche, fu tutta invasa da quel morbo che Seneca intuì e dipinse con una frase celebre: nos litterarum intemperantia laboramus.
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E mentre nella decadenza romana, per la distanza della storia, il fenomeno non si capisce che in parte, esso acquista una singolare evidenza quando i tempi più si avvicinano. Sia pure esagerata quanto si vuole l'idea recente di alcuni storici tedeschi, i quali fin negli avvolgimenti della politica e nella concezione del governo e dello stato italiano del Cinquecento vogliono vedere una specie di preoccupazione artistica; ma chi negherà che i papi paganeggianti e i prelati che non vogliono leggere il grosso latino del breviario e “l'uomo cortegiano„ come lo domanda e come lo descrive il Castiglione, non ci diano l'immagine di una società che tende a modellarsi sopra un ideale artistico per i continui allettamenti di tutta una cultura raffinata, che s'è messa tra l'uomo e la natura?
E nella stessa percezione della natura visibile chi può dire quali aumenti e mutamenti indussero i poeti, gli scultori, i pittori? Si disse del Poussin che “scuoprì la Campagna Romana.„ E Leonardo, Donatello, Raffaello, Rembrand per quanto concorsero a farci scuoprire e sentire con più varia vaghezza e intensità le forme del corpo umano?
Ma nell'epoca nostra, quest'invasione sempre ascendente dell'arte sulla vita, parmi che abbia raggiunto il suo più alto segno. Il romanzo, per esempio, che all'apparenza non è altro che una distrazione letteraria degli spiriti, si è convertito in un vero coefficiente della vita, in una specie di mediatore plastico, che l'ha atteggiata e riformata, filtrandovi dentro le sue influenze molteplici.
Oh, ripeto, se si potesse ritessere una vera storia interiore e tutta psicologica della nostra civiltà! Nelle idee e nelle passioni delle nostre bisnonne, chi sa dire quanta parte abbiano avuto i drammi di Metastasio e la ingenuità di Pamela e la sentimentalità di Clarissa e di Giulia? E Lovelace e Saint-Preux e Werter chi sa dire quante spinte determinanti abbiano dato alla vita occulta e palese dei nostri bisnonni? Poi nacquero le molteplici cupidità di rifare la storia, non come narrazione oggettiva, ma quasi rifacimento egoistico delle molteplici forme della vita nelle varie epoche dell'umanità; poi s'aggiunse il dilettantismo artistico più invadente e acuto, più deliberato e volontario che in altri tempi non fosse, col programma espresso di assimilare e accumulare, quanto più fosse possibile, le eccitazioni dei nervi, le dilettazioni del pensiero e gli esaltamenti della fantasia. L'uomo moderno pare sempre più invaso dal bisogno di convertirsi in un sensorio universale e puntuale; per modo che tutta la vita del tempo e dello spazio si ripercuota nella sua individualità caduca e si epiloghi nell'attimo suo fuggente. Grande potenza o grande miseria nostra!