Nella imitazione del commediografo latino seguace dei modelli greci, nessuno può pretendere che una monaca tedesca, in pieno medio evo, andasse molto innanzi. Avranno i lettori, un poco più oltre, un saggio della sua latinità e della sua versificazione e giudicheranno. Se Terenzio è licenzioso, la suora cristiana sarà naturalmente castigatissima; anzi appare evidente il suo proposito di purificare e santificare la vecchia commedia pagana, volgendola a edificazione delle anime, nella stessa guisa che i vecchi templi si toglievano agli dei falsi e bugiardi per sacrarli al culto di Cristo e della Vergine. Rosvita scrive nel preambolo de' suoi drammi. “Mi proposi di sostituire storie edificanti di vergini pure al racconto dei traviamenti delle donne pagane: volli, con le mie povere forze, celebrare le vittorie del pudore e quella specialmente in cui la fiacchezza della donna fu vista trionfare della brutalità dell'uomo.„

Tutto il suo teatro infatti potrebbe qualificarsi un poema cantato alla castità della donna, uscente sempre vittoriosa da pericoli, contrasti e cadute; ove talora il comico va fino alle più volgari buffonerie e la nota drammatica si leva alla pietà più toccante e alla più schietta e fulgida misticità. Nel dramma intitolato Callimacus la passione d'amore è assai caldamente colorita, passando dalla tenerezza malinconica alla cupa e tragica disperazione. Il giovane Callimaco, ancora pagano, si innamora di Drusiana sposa d'Andromaco, bella donna e sposa cristiana, casta e timorata al punto che domanda a Dio la morte per essere tolta ai pericoli della tentazione. E Dio la chiama a sè. Ma l'amore di Callimaco è “più forte che la morte„ e va e viola il sepolcro della donna amata. Nell'atto però che sta per stringere nell'amplesso sacrilego il bel corpo inanimato, è reso anch'egli cadavere dalla mano di Dio..... Sopraggiungono il marito Andronico e lo apostolo Giovanni. Quest'ultimo con un miracolo restituisce Drusiana viva allo sposo; e risuscita anche Callimaco perchè sia rinnovellato nella fede di Cristo e nel pentimento.

Come si vede dalla scena penultima di questo dramma, Rosvita non schiva le situazioni audaci. Le affronta essa e le risolve con una semplicità e una speditezza, che oggi farebbero sorridere anche un pubblico di ragazzi; ma che non lasciavano quasi il tempo di cogliere il lato scabroso della scena. Un esempio. Callimaco, condotto dall'amico Fortunato, entra nel sepolcro di Drusiana.

Fortunato — Guarda que' lineamenti sui quali non diresti che sia scesa la morte!

Callimaco — Drusiana, Drusiana! Con che trasporto non t'amavo io, benchè tu non ti stancassi di rigettarmi! Ma adesso chi ti toglie a me?

Fortunato — Aiuto! Un orribile serpente! (Muore)

Callimaco — Me misero! Oh il nefando delitto a cui mi traesti!... Tu spiri morsicato dal rettile ed io muoio di terrore con te! (Muore).

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Il soggetto sul quale Anatolio France ha svolto il suo romanzo Thaïs, ossia la conversione di una meretrice intrapresa da un santo monaco, nel teatro di Rosvita è trattato ben due volte; nella Maria e nel Paphunctius.

Maria, nipote all'anacoreta Abramo e vivente in solitudine con lui, è sedotta da un perverso monaco; fugge una notte dalla Tebaide alla città vicina e si mette presso un oste a condurre la mala vita. È toccantissimo il racconto che il vecchio Abramo fa ad Efrem, suo fratello di religione. — Da prima egli è avvertito della sventura che gli sovrasta da un sogno: vede un dragone orribile divorare una candida colomba che gli sta vicina. Turbato dal sogno e non udendo più dalla cella di Maria venire i soliti canti spirituali, il vecchio accorre trepidando; e trova la cella vuota.... Ma egli ha avuto notizie del luogo infame ove essa vive. Andrà a lei in sembianze di un suo adoratore e cercherà di salvarla. Abramo, a cavallo e riccamente vestito da soldato arriva all'osteria ove dimora la nipote. Alla grande scena di simulata galanteria del vecchio, cui tiene dietro il riconoscimento e la conversione della giovane, non mancano le facezie dell'oste introduttore: