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Le tenui ma commoventissime vicende di questo amore; i turbamenti, le lotte, le tempeste che agitavano l'animo e i sensi del vescovo, il contegno della fanciulla ignara dell'affetto per lei sorto, ma pure vagamente preoccupata, sono descritti dal Tommaseo in modo nuovo, vero, mirabile.

Zanobi si risolve a confessarsi a un suo prete di quel pensiero peccaminoso; il prete lo rimanda con parole miti a un tempo e terribili. Finalmente e' trova la forza di prendere un provvedimento decisivo; restituire Agnese in libertà e mandarla per sempre a vivere lontana. Viene il momento della separazione; e il dialogo e la scena che seguono io rinunzio a descrivere, perchè mi paiono uno di quei pezzi di poesia per i quali un riassunto, e sia pure ben fatto, è sempre una irriverenza:

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— Agnese, a tal siam noi, che non possiamo

Vivere omai sotto un medesmo tetto.

Serva vederti non poss'io che t'amo,

T'amo di forte ed inconcesso affetto:

Nè tenerti potrei, siccome io bramo,

Senza tirar su noi giusto sospetto;