— Dimmi almen che per me Dio pregherai
Tutti i dì. — Tutti i dì con tutto il cuore. —
— Che ne' bisogni a me ricorrerai
Come a fratello. — Oh! mio benefattore! —
— Che, se uno sposo Iddio ti manda... — Oh mai.
Non resta in questo cor luogo all'amore. —
— L'angiol tuo ti protegga: Iddio ti dia
Ogni suo bene, Agnese... Agnese mia! —
Un altro aspetto assai notevole delle poesie del Tommaseo è lo studio dei metri, i difficili rigori ch'egli si impone coll'uso delle rime, e gli intendimenti arditi di novità che tratto tratto palesa. Mentre tutti i poeti italiani del suo tempo prediligevano i facili settenari manzoniani o i decasillabi galloppanti del Berchet o spaziavano comodamente negli sciolti e nelle libere stanze rimesse in onore da Leopardi, questo poeta amava la Musa «dallo stivaletto serrato.»
Nei conserti rigorosi e nei frequenti richiami delle rime (anche da strofa a strofa) egli non rimane indietro nè ai poeti provenzali, nè ai nostri lirici del trecento. Basta guardare, fra tante, la sua lirica dedicata a Gino Capponi intitolata: Le Memorie dell'uomo; un viticchio di difficoltà volontariamente poste e trionfalmente superate.