Cancaneggiarvi intorno, il lieve piede
Più su del capo alzando? A questo io posso
Sforzarla inver[37].
Il Nerone di Hamerling, come giustamente osserva Domenico Gnoli, assume nel poema ufficio vero di protagonista; Ahasvero ha sempre l'aspetto di una grand'ombra che transita per la scena, mentre la descrizione delle crudeltà, dei capricci e delle libidini neroniane vi tengono il posto principalissimo. Ma in tutta quella rappresentazione quasi vertiginosa del mondo romano che si sfascia pe' suoi vizi, in mezzo a quegli acri profumi di lascivia e di sangue, senti d'ora in ora che il petto ti si gonfia per un concetto magnifico d'umana grandezza; il grido tremendo della Nemesi eterna s'alza qua e là tra gli scrosci delle risa pazze, il sibilo delle fiamme e il fragore delle rovine: da ultimo Nerone, refugiatosi nella catacomba cristiana, guarda con riverente stupore ai nuovi riti e sente che si aprono gli albòri d'un novello mondo:
. . . . . . . . . . . Io veggo
Che le virtù feconde e portentose
Dell'uman sentimento esauste ancora
Non sono. Allor che un mondo estinto cade
In polvere, di nuovo il cuore umano
Con eterna virtù lo riproduce.