E, prima di piantarsi nel petto la spada del legionario germanico, toglie di mano al prete cristiano il calice, versa quel vino e propina ai ricordi della sua pura e felice giovinezza, confessando che soltanto allora egli s'accorge d'avere veramente vissuto..... Io qui non discuto se e come quest'arte sia eccellente sotto l'aspetto del disegno e del colore; mi fermo soltanto a notare che è un'arte molto bene accomodata ad un popolo che vuole aver fede nella vita e domanda alle ispirazioni de' suoi poeti alimento e conforto a quel suo volere.
La cultura in Francia posta di fronte a quella di Germania offre un aspetto, non so se ancora avvertito da altri, ma certo singolarissimo e degno di molta attenzione. La scienza francese è ancora ottimista. Senza distinzione di scuola, gli scrittori della Revue des Deux Mondes, come i seguaci del Comte e del Littrè vagheggiano anch'oggi l'idea del progresso umano, se non nella purezza chimerica del Condorcet, certo alla stessa maniera di Vittorio Cousin o del Saint-Simon. L'età dell'oro, più o meno lontana, più o meno difficilmente conseguibile, è sempre dinanzi a noi e ci aspetta. Dunque fede e costanza! Il pessimismo tedesco non ha ancora fatto scuola e forse passerà molto tempo prima che la faccia. Fin adesso i Francesi si contentano, per mera curiosità scientifica, di conoscere la metafisica dello Schopenhauer dalle traduzioni, dai riassunti e da qualche spicilegio di pensieri staccati ammannito loro dal Ribot, dal Bourdeau, dal Challemel-Lacour, e basta. Una pretta formula pessimista si trova, è vero, abbastanza chiaramente svolta nei dialoghi filosofici di Ernesto Renan; ma per ora è una opinione personale, autorevolissima, ma senza seguito. Vox clamantis in deserto.
Per contrario è impossibile inoltrarsi nella conoscenza della letteratura francese di questo secolo senza cavarne la persuasione che essa è, meno pochissime eccezioni, tutta investita da un alito di pessimismo che la penetra fino al midollo.
Si potrebbe cominciare la serie collo Chateaubriand, il quale nel René e nelle Mémoires d'outre-tombe si afferma vero e legittimo patriarca del pessimismo letterario in Francia; senonchè, avendoci egli trovato un antidoto nella fede religiosa, per non complicare la questione, sarà meglio lasciarlo da parte[38]. Invece partendo da quel brillantissimo periodo letterario che comincia a fiorire un poco prima del 1830, e venendo giù man mano traverso il Cenacolo, la Bohème, la letteratura del secondo impero fino a questo inizio di letteratura repubblicana, da Alfredo de Musset a Francesco Coppée, da Balzac a Zola, si sente di continuo la nota pessimista, che sostiene, a guisa di lugubre pedale, tutta questa varia, fantastica e smagliante sinfonia. Da cinquanta anni il romanzo francese meno pochi casi, è tutta una lunga sequela di anatomie, una più dell'altra sconfortanti; la requisitoria è sempre più serrata e inesorabile; la conchiusione sempre la stessa: il mondo è un disegno sbagliato e la Vita ha torto!
Sorge in mezzo la grande figura di Victor Hugo, il quale va richiamando l'arte all'antica serenità, cantando con vero accento fatidico le speranze del genere umano; ma anch'egli spesso si lascia andare ad altri accenti di tragica desolazione, che sembrano echi di Giobbe e di Sakia-Muni:
Au fond de la poussière inévitable, un étre
Rampe, et souffle un miasme ignoré qui pénètre
L'homme de toutes parts,
Qui noircit l'aube, éteint le feu, sèche la tige,
Et qui suffit pour faire avorter le prodige