Dipinte in queste rive
Son dell'umana gente
Le magnifiche sorti e progressive.
Sente per primo l'autore che qui è qualcosa di poeticamente stonato e sovviene con una nota al lettore; ma il guaio è più generale e profondo. La mano che lo tocca è sempre mano di maestro, ma l'istrumento si è rotto e non può più rendere i suoni d'una volta. Nel 1820 il povero Giacomo scrive di sè che già si sente «stecchito e inaridito come una canna secca.» Aggiunge: «nessuna passione trova più l'entrata in quest'anima, e la stessa eterna e sovrana potenza dell'amore è annullata per me nell'età in cui mi trovo.[42]» Ma allora egli s'ingannava sul conto suo. Infatti non passò molto tempo che le belle illusioni gli aleggiarono intorno, l'amore della vita rifluì nel suo sangue, e da quelle illusioni e quest'amore nacque anche una volta il fortunato dissidio che permise al poeta di vivere e di grandeggiare accanto al filosofo. Infatti trovo che tali parole egli le scriveva appena uscito da quella annata terribile del 1819 in cui, lasciato per malattia d'occhi ogni studio, tutto si raccolse nelle tetraggini del suo meditare.
Pur troppo verrà tempo in cui quel processo di inaridimento avrà compiuto il suo corso; e allora il poeta dovrà soccombere per davvero.
Bisogna assolutamente che l'arte sia una carezza alla vita. Una carezza amabile o burbera, festosa o elegiaca e magari tragica, dissimulata o palese, ma sempre una carezza: se no, essa diventa uno sforzo effimero e una falsa apparenza dall'inganno breve. Ogni opera d'arte, qualunque sia il suo contenuto, bisogna che si risolva dentro di noi in una armonia gradevole; e quand'anche la scienza facesse tabula rasa di tutte le umane speranze come di altrettanti sogni, bisogna che l'arte, se vuole vivere, come appunto la ginestra leopardiana, sia quel fiore «che quel deserto consola.»
NOTE:
[1]. «Discorrendo sul serio (Galileo) era ricchissimo di sentenze e di concetti gravi, e ne' discorsi piacevoli le arguzie e i sali non gli mancavano.» (Viviani, Vita di Galileo).
[2]. Vedi come documento assai notevole in questo senso il suo Capitolo in biasimo della toga.