Nel torrione d'una antica fortezza, un vecchio galeotto guardava il solito pezzetto di cielo, attraverso la doppia inferriata della sua cella; e ripescava, ripescava pazientemente, nella cloaca della sua memoria, qualche disegno di fuga gettatovi forse da dieci anni, come cosa inutile.

Quando, di fuori, sul turchino limpido del cielo, vide a un tratto un enorme ragno discendere pacificamente dal tetto, sgomitolando il suo filo lucido.

— Guarda quello schifoso animale! — pensò il galeotto — viene a bella posta a farsi vedere da me, perchè il Diavolo gli ha insegnato a vomitar corda, e a me no. Ma gli farò battere bene il muso, giuraddio!

E, frugando nel suo saccone, ne trasse una lunga paglia, e poi, cacciato il braccio tra le nemiche barre della sua inferriata, tanto e tanto fece, che alla fine arrivò a troncare il filo ondeggiante e lucente.

Il ragno, che già stava vicino alla terra, guardò bene prima di non rompersi nessuna delle sue tante gambe; poi pensò: — Pazienza! ritorneremo a casa a piedi!

L'Invidia degli uomini non è mai meno stupida di questa del galeotto: nè meno inutile contro chi non la curi.

XIII. GOLA

Quello che vi posso dir della Gola l'ho saputo dalla sua bocca stessa: ve lo dico, purchè non gli diate maggior fede di quel che meritano le autobiografie e gli autoritratti.

Non pensate già ch'io sia intrinseco di questa grassa e attempata signora. Io la vidi un giorno in un cimitero, che deponeva fiori sulla tomba di un illustre prelato: nè l'avrei conosciuta: ma essa, vedendomi passare, mi offrì con gentili modi qualche variopinto confetto che io m'affrettai a rifiutare; e poi, piuttosto offesa, ma sorridendo ancora, mi disse: — Voi dunque siete mio nemico. Badate: ve ne dovrete pentire! Un giorno mi cercherete, e io allora sarò dura con voi. Prendete esempio da questa perla d'uomo che mi ha sempre voluto bene: è morto sorridendo: ognuno credeva ch'egli vedesse il paradiso: ma io so che invece sentiva l'odore di quello che gli stavo preparando in cucina!.... Anche lui da giovane s'era lasciato invescare dalle grazie delle mie sorelle; n'ho sei sapete? sono delle versiere tutte, e son più giovani di me.... ma io, con le mie cure amorose, l'ho fatto ingrassare tanto, che a una a una son dovute fuggir tutte di casa! perfin l'Accidia se n'è andata perchè non sapeva che cosa fare! e son rimasta io sola con lui, e l'ho composto io qui dentro, in questa tomba.

Quale delle mie sorelle l'avrebbe fatto morir così bene?! La Superbia l'avrebbe fatto scoppiare, l'Avarizia l'avrebbe fatto morir di fame, la Lussuria l'avrebbe avvelenato, l'Ira l'avrebbe accoppato, l'Accidia l'avrebbe svenato grattandogli le morici.... Io invece, v'ho detto come l'ho fatto morire! Grasso e sorridente, ch'era una maraviglia a vedere!