E vi giuro che è contro mia voglia; ma vi confesso che un po' per quelle parole che stuzzicano il mio amor proprio: un po' per certi eccellenti aperitivi che mi somministra il vostro medico, e anche perchè m'annoio a vedervi sempre far conti, chè so io? mi sembra che l'appetito mi cresca ogni giorno, nonostante la vita sedentaria che mi fate fare! Che ne dite voi, amico?... Ah! bravo!! approfittate di questo mio bisogno di confidenza che m'ha fatto lasciare a mezzo la colazione, per contare con più pace codesti lerci sacchetti, senza darmi nemmeno ascolto!

Crepi l'Avarizia! Mi rimetto subito a mangiare!

XI. LUSSURIA

Una grassa e venerabile abbadessa si recava a un certo conventuccio di montagna, di sua giurisdizione, sedendo sopra un grosso e robusto somaro.

Il quale, non sì tosto vide nel mezzo della via qualche po' di bagnato, che vi corse sopra col muso, e, dopo aver con suo comodo osservato e riflettuto assai, finalmente, sicuro del fatto suo, levò il muso verso le nuvole e rise sonoramente fremendo e scotendosi tutto per la felicità.

La severa abbadessa, rossa in volto, parendole che quello sconcio diminuisse la sua autorità, lo percosse fieramente con una verga sul muso.

L'asino smise subito di ridere: ma sapete che cosa ebbe il coraggio di rispondere l'insolente a quella venerabile donna: — Vostra Signoria sa meglio di me, — le disse, — che è legge di Natura che chi sta sopra le dia e chi sta sotto le pigli: ma Vi vò dire che se Voi V'addattassi ora a star sotto a me, io non Vi tratterei così male. Anzi credo che V'avreste a lodare di me, assaissimo!...

Ridete? Ecco: voi pensate subito a male! Perchè? Perchè di questo peccato siete pieni voi, pieni zeppi, dall'ugne de' piedi fino alla punta dei capelli!

Sicuro! Chè se così non fosse, nessuno v'avrebbe impedito di credere, per esempio, che l'asino significasse il Popolo; l'abbadessa, la Tirannia; quel po' di bagnato in terra, la Libertà.

XII. INVIDIA