— No — rispose il somaro; — ma ti posso dire che pesi più dei due corbelli di concio che son solito portare.

— Ecco perchè tu rimarrai eterno segnacolo di ignoranza! — gridò il dottore, — perchè tu misuri il mondo con la groppa e non col cervello. Tu porti un gran sapiente, forse il più grande scienziato che viva nel mondo: e, anzichè gloriartene ti lamenti del mio peso!...

Come si venne a un luogo dove il viottolo girava intorno a un prato, il grosso dottore tirò l'asino da parte, e lo mandò senz'altro per il prato, dicendo: — Or tu non hai mai osservato, le mille volte che sei passato di qua, che questo prato è quadrato, e che il viottolo ne segue due lati? Tu non vedi dunque che, attraversando il prato, noi veniamo a percorrere un lato di un triangolo, il quale, per una delle immutabili leggi del divino Euclide, dev'essere sempre inferiore alla somma degli altri due?...

— Guarda guarda! — fece il somaro — non ci avevo mai pensato!

Ma gli stavano ancor sul labbro queste oneste parole, quando a un tratto la terra mancò. Nel tempo che si batte un ciglio somaro e sapiente si trovarono in fondo a un pozzo ch'era stato scavato di fresco e ricoperto alla meglio di frasche verdi.

Con la testa fuor dell'acqua motosa e le reni fracassate, si guardarono un pezzetto, poi, alla fine, mancando le forze, scivolarono abbracciati giù, sollevando una nuvola di fango.... precisamente come avrebbero fatto se fossero stati due somari!

XXIII. RAGIONE E TORTO

Tra il pero e il melo sorse un tempo fiera contesa: ciascuno pretendeva che il proprio frutto fosse più buono e più bello di quello dell'altro.

La contesa durò finchè, un giorno, passò un uomo di là. Lo chiamarono, e senz'altro gli affidarono la loro sorte, lasciando a lui di giudicare e di decidere da che parte fosse il Torto, da che parte la Ragione.

L'uomo tolse con una mano una mela, con l'altra una pera: stette a lungo osservando e meditando, poi mangiò l'una e l'altra assaporandole, e finalmente sentenziò: — La mela è più bella...