Manco a farlo apposta, per sua somma sventura capitò proprio nel palchetto delle grammatiche dove un ragno passa beatamente la vita.

La povera mosca resta presa alla rete, e il ragno le è sopra d'un salto, dimenando la sua pancetta rotonda.

Mi lasci morire così? — mi gridò la mosca disperata.

Ma io non le risposi nemmeno, tanto mi piacque di veder premiata la taciturna e nascosta Perseveranza del ragno, il quale non corre, non briga, non s'agita, non s'imbranca, cerca il silenzio e sopratutto si studia di non dar noia a nessuno.

Fa e aspetta, il ragno; come il povero favolatore.

XXVIII. L'EMULAZIONE

Sembrava che il vento fosse morto; perchè la nave stracarica stava da cinque giorni sulla Linea dell'Equatore, ferma come una casa.

Il Sole calava e io scrivevo da poppa. Ogni tantino ci guardavamo, io e il sole, da vecchi amici, senza dirci nulla. Quand'ecco m'avvidi d'un seppione a fior d'acqua che mi guardava fisso.

— Come va la vita? — gli chiesi, tanto per non essere mai scortese con nessuno.

— Oh! — mi rispose — M'annoio mortalmente!