Il cipresso a queste parole: Taci sciocca, le gridò, che saresti tu se io non fossi?... tu sei l'ombra mia: e la tua Grandezza altro non è che l'ombra della Grandezza mia.

Il Sole, udendo, pensò che veramente così l'ombra come il cipresso erano opera sua e che della loro vantata Grandezza egli solo era la causa: ma, com'è solito fare, passò e non disse nulla.

XXXII. L'UMILTÀ

Due fraticelli minori sedevano assai comodamente sopra certe molli alghe in una piccola conca di roccie in riva al mare.

Parlarono dell'Umiltà, poichè questa, come figli del Poverello d'Assisi, prediligevano sopra ogni altra virtù.

Tre o quattro granci s'eran messi attorno a sentirli; poi altri n'eran venuti fuori da ogni buco, e altri ancora su dall'acqua e a poco a poco s'eran fatti popolo.

I due fraticelli gongolavan di gioia credendo che si rinnovasse per loro il francescano miracolo.

Ma qui, certo, il diavolo c'entrava per qualcosa: perchè, a un tratto, ecco uscire di tra quel popolo un capo ameno che, camminando tranquillamente, a suo modo sulle groppe degli altri, disse: — Attenti tutti, ch'io vi voglio far divertire!

Si fece avanti fin presso gli zoccoli dei frati e disse loro: — Venerabili padri. Abbiamo benissimo capito che l'Umiltà è la virtù più cara a Dio. Adesso ci piacerebbe tanto di sapere chi di voi due ne ha di più.

— Non già per mio merito, buon grancio, — disse subito il frate più grosso, — ma perchè io sono più anziano e per più lungo tempo mi son mortificato nella santa Regola, ritengo d'esser io più ricco di questa francescana virtù.