Il frate più giovane aspetto ad occhi bassi che l'altro finisse, ma poi si guardò bene da tacere: — Lungi da me ogni idea di vantazione, — disse, — perocchè Dio per la sua immensa bontà ecceda talora nelle sue grazie; ma è noto a tutto il nostro convento che di questo paradisiaco dono dell'Umiltà, Egli m'ha voluto, se bene indegno, siffattamente colmare, come se cent'anni di Regola avessi già vissuto.
— Come dire, dunque, che de' meriti della nostra santa Regola si possa dubitare? — esclamò il primo.
— Peggio mostrar di dubitare della grazia di Dio come tu fai, — ribattè il secondo.
— Non sia mai questo! — oppose di nuovo il primo — Solo parmi offendere la Grazia di Dio, vederla dove non è.
— Dire a un fratello ch'egli è da meno per virtù; questo è davvero una bella prova d'Umiltà che tu dai.
— Nè tu la dài migliore riprendendomi come tu fai!
— Io ho parlato soltanto per celebrare la Grazia Divina.
— E io per celebrar la Regola....
I granci ridevano da scoppiare. E non avrebbero voluto che quel gioco finisse mai.
Ma durò due ore sole!