— Mamma, — disse il ragnolino, — mi racconti una favola?

— Ti racconterò la favola dell'uomo, sei contento? — disse la mamma.

— Si! Si! Si! — disse il ragnolino.

«Allora, dunque — incominciò la mamma — devi sapere che noi ragni non eravamo nati per menar questa travagliata vita che meniamo ora.

«Quando Giove ci creò, ci mise in un paradiso, e questo paradiso era la testa dell'uomo. L'uomo, figlio mio, è una bestia con una gran testa rotonda, e dentro era tutta piena di mosche. Figurati un po' che vita felice era la nostra là dentro!

«Ma noi eravamo troppo ghiotti e mangiavamo proprio da scoppiare.

«E quando Giove s'avvide di questo, si sdegnò grandemente; e per punirci mandò sulla terra la donna, e questa sapeva certe parole magiche che soffiate nell'orecchio all'uomo ecco d'un tratto gli vuotavan la testa.

«Che si poteva più fare noi dentro quelle zucche vuote?

«E così ci toccò uscire da quel nostro paradiso e andarcene per il mondo a stentar la vita, come facciamo».

LVI. LA GLORIA