Non son uomo da perdermi presto di coraggio. Alzai la testa e chiamai un farfallone che, manco a dirlo, rincorreva una bella femmina.

— Mio carissimo amico, — mi strillò senza fermarsi, con la sua facile cordialità da veneziano: — l'amore te lo dico io che cos'è: un passatempo che può costar la pelle! — E continuò allegramente a far capriole al vento dietro l'addome della bella femmina.

Il serpente fece lo spiritoso: — È un nodo indissolubile, — sentenziò, e soggiunse con un bifido sorrisetto — ... che però si può sciogliere benissimo!

Trovai una tartaruga che cenava tranquillamente con un fungo porcino.

Mandò giù il boccone, sospirò senza nessuna fretta, poi disse: — Ah! È una detestabile follia, questo benedetto amore, che c'entra in corpo una volta all'anno e ci toglie ogni nostra dignità, e ci fa rassomigliare alle boccie d'un pallaio. Che roba! non mi ci far pensare se no, addio appetito!

Tre passi più in là sbucava una talpa.

— E tu che ne pensi dell'amore?

— Oh! — esclamò piena di entusiasmo: — Non è forse l'amore che riempie di talpe il mondo?!

Per meditare sopra queste poche ma in verità notevoli parole della talpa, pensai di buttarmi a giacere sotto un bel castagno.

Allora vidi sul mio naso un ragnolino peloso correre lesto lesto dalla sua mamma la quale siedeva con moltissimo sussiego in mezzo alla sua gran tela.