— Siamo d'accordo! — interruppi: — Ma quali arti, quali argomenti adoperi per insinuare nel loro cuore l'amore, tu che passi per gran maestro....
— Mah! Non saprei. Spalanco la coda faccio due o tre inchini, tanto per avvisarla che stia pronta, poi spiccò un salto e....
— Basta! Basta, per carità! ho capito benissimo! — gridai: — Ma pure.... — volli ancora insistere, — tante volte ti vediamo discorrere, giocarellare, dar beccuzzate e far mille moine con le tue belle....
— Oh! — esclamò: — purtroppo! Sono stupidaggini, ma bisogna farle. Le femmine ci tengono!
Perduta ogni speranza di cavar qualcosa di buono da quel celebrato maestro, lo piantai lì in asso, e mi misi a girare in cerca di qualche altra bestia più sapiente in amore.
Incontrai un somaro; ma, considerando che eravamo di maggio, lo lasciai passare senza dirgli nulla.
Feci invece la mia domanda a un bel gatto soriano.
— Fossi matto! — mi rispose, — a dirlo a te quel che penso io dell'amore! Vado sui tetti apposta per far le mie cose in pace!
E mi toccò seguitare per la mia strada. Finchè vidi affacciarsi un becco ad una siepe. «Questo se ne deve intendere!» pensai, e senza por tempo in mezzo gli feci la mia brava domanda.
— L'amore? — disse il becco con molta disinvoltura: — Mah! Io, a dirti il vero, non ci ho mai pensato seriamente. So che è l'amore che ci fa crescer le corna, perchè me lo ha insegnato mia madre; e questo mi basta.