UNA BUONA DENTATA
Certi cacciatori di frodo trovarono un giorno sperduto e mal ridotto assai, un povero maialetto roseo, proprio color dell'aurora, con sulla groppa una mezzaluna bianca.
Furono tutti d'accordo e se lo portarono alla loro capanna per ingrassarlo.
Il maialetto camminò di buona voglia, ma appena arrivati sentì subito qualcuno domandare: Quando ce lo mangiamo? — e si impensierì. Chi aveva fatto la domanda era uno che puzzava di sego lontano un miglio e si vantava di poter trapassare la pancia di una mosca con la punta dei suoi baffi.
— Adagio, adagio — brontolò una voce roca di sonno, che usciva insieme al fumo di pipa, di sotto un enorme pelliccione — lo dirò io, quando sarà tempo.
— Se uno deve dirlo, mi pare che questo debba essere io in persona che ho avuto l'idea di portarlo qua! — sorse a dire il più grasso e rubicondo di tutti, rompendo una bottiglia di birra vuota, contro lo spigolo della tavola: bravata alla quale teneva moltissimo, sebbene ormai non spaventasse più nessuno.
Uno secco secco, lungo lungo, che appena arrivato s'era disteso supino e a gambe larghe, nel miglior posto, con le mani affondate nelle immense tasche da cui facevano capolino a sinistra due o tre bibbie in edizione economica, a destra tre o quattro bottiglie di «Wiscky» di ottima marca, a questo punto girò le palle degli occhi verso la pancia del compagno, avendo cura di non scomodare nessun'altra parte del suo corpo; poi fece una specie di strano grugnito che lì per lì riempì di speranze il maialetto, dopo di che lanciò uno sputo al soffitto con arte impeccabile, e in fine disse molto categoricamente senza aprire i denti: — Se vi piace l'ammazzeremo quando vorrò io.
Gli altri si guardarono in viso.
— Veramente.... — incominciò ad osservare il panciuto: ma si fermò.
— È una bella.... — gridò quello coi baffi insegati: ma si fermò anche lui.