Ma ecco le prime bufere di settembre. Odor di battaglie nell'aria!
Quello che i pianti de' rosignoli non avevan potuto fare, fecero bensì i primi sinistri schianti de' rami seccati.
Le brancolanti disperse radici ebbero un brivido interminabile. Si ricordarono a un tratto di certe notti lontane passate tutte in un unico disperato sforzo di battaglia, aggrappate alla terra con mille mani, le membra tese dai disperati contorcimenti del tronco, tese fin quasi a lacerarsi.
Bastò: perchè tutte si dimenticassero a un tratto dei porci e dei bruchi, e s'accingessero, gonfie di furore, alla nuova pugna.
Le solite radici curiose s'affacciarono ancora una volta tra l'erbe per vedere, ma poco mancò non rimanessero secche dalla maraviglia e dal dispetto; mentre la povera quercia loro era ridotta da far pietà, l'altre nel frattempo eran cresciute in alto e in largo e facevano al vento un rumore minaccioso squassando i loro rami stracarichi di foglie e di frutti, superbe del loro rigoglio e della loro cresciuta potenza.
— Per dio! Siamo state giocate! — dissero le buone radici, quando seppero di questo fatto. — Siamo state le sole di tutto il querceto a prendere sul serio le chiacchiere di quegli arrabbiati vermi!
I bruchi, questa volta, non credettero opportuno di parlare: seguitarono bensì a mangiare alla barba delle radici, ma senza nemmeno tirare il fiato.
In poco tempo la povera quercia ha dissetato le sue arse membra del buon nettare della concordia che le radici le han prodigato a gara, e rivive, e rigemma, e rinverdisce, e sotto la bufera è salda come un tempo. Le superbe vicine che avevano sperato di chiuderle presto il sole con le loro fredde ombre, impallidiscono d'invidia mentre ella si leva gagliarda e s'infronda e si carica di frutti e si riempie di canti, che sembra un miracolo!
Non crediate, buone radici, sui vostri frutti maturi si precipiteranno ancora gioiose schiere di porci. Che vi importa? Dopo, tutto fanno buon concio! Ma voi dovete lavorare al canto che vi vien dall'alto, per i nidi degli usignoli, per le soste delle aquile, per le merigge dei placidi armenti, per il sole, per il gran Sole che benedice le vostre fatiche.
E tu paziente compagno di cammino che m'ascolti, non maledire a quegli irrequieti rossi bruchi affamati: le nostre radici sono ingrandite e fortificate per loro. E di grandi e forti radici abbisogna la querce che deve crescere e maravigliare il mondo!