Le cose camminavano così da molti secoli, quando tutto il querceto fu invaso da una curiosissima specie di bruchi rossi, pelosi, tutta bocca.

Appena arrivati, questi bruchi s'imbucarono sotto terra e incominciarono a gridare alle radici: — Sapete voi perchè state lavorando giorno e notte senza riposo? Sapete perchè vi si obbliga a sprofondarvi sin nelle viscere della terra, nè mai vi si concede di vedere la luce del sole? Sapete voi chi gode delle vostre oscure affannose fatiche? Non lo sapete? Ebbene ve lo diciamo noi: i porci! Sicuro! voi lavorate per nutrire quest'albero perchè si spanda e fruttifichi e dei frutti dei vostri sudori i porci s'ingrassano!

A questa straordinaria rivelazione rimasero tutte rintontite dalla maraviglia, le buone radici.

I bruchi rossi ne approfittarono subito per mettersi tranquillamente a mangiare alle loro barbe. Qualche radice volle sincerarsi: fece tanta forza di reni e tanto s'ingobbì che alla fine un bel giorno sbucò su tra l'erbe impaurite e vide.

Se ce n'eran di porci! e quanti! e come affondavano il grifo grugnendo!... e com'eran grassi. I bruchi rossi avevan detto la verità.

La nuova corse subito tra le radici della nostra bella querce, e ci fu subito gran subbuglio.

Allora i bruchi interruppero un momento il loro pasto per parlare con la consueta facondia. E dissero: — Noi vi insegneremo che cosa avete da fare. Protendete le vostre rudi e oneste braccia sotto l'umida terra! Tutt'intorno voi troverete delle braccia sorelle che v'aspettano. Unitevi in patto con tutte le altre radici del querceto. Nè vi sembrino straniere se esse parlano una lingua che voi non capite: lo stesso servaggio, la stessa umiliante fatica, la stessa volontà di franchigia vi affratellano. Unite, voi sarete forti, invincibili! Se voi vorrete, il querceto intero non farà più una ghianda e i porci dovranno morir di fame o sloggiare.

Il trionfo oratorio fu enorme: le povere radici della nostra quercia si misero senz'altro per far quello che i bruchi avevan detto.

La felicità dei bruchi si potè misurare dal loro appetito diventato spaventevole. Dei buoni succhi della terra non salì più goccia per il tronco: le radici si ingrandivano si distendevano, intricandosi e districandosi in un tumultuoso groviglio serpentino, mentre i rami intristivano si nudavano e lasciavano cadere i loro frutti ancora acerbi, tra i lamenti di qualche vecchio usignolo fedele.

Le radici avevano ben altro da fare che veder questo scempio e udir questi pianti: incitate a parole e a morsi da quegli strani bruchi, brancolavano come ciechi briachi cercando invano sottoterra le promesse mani sorelle da stringere in un macabro patto di distruzione.