— Sì.... sì.... finchè fa di queste cacofonie, padronissimo.... ma la negra è australiana.... glielo dico io! L'etnologia non è un'opinione! — ribatteva sistematicamente il professore.
[pg!26] Le signore, specialmente quelle magre, facevano faville per la felicità: in ogni lazzo, in ogni elaborata freddura del sesso maschile contro quei poveri innocui 107 chilogrammi esse vedevano un inno ai loro ossetti snodati, una sconfitta definitiva delle loro amiche grassocce.
Una sera ad una festa (una di quelle compassionevoli feste da piccole stazioni balnearie, per le quali nessuno vuol cavar soldi e in cui il miglior divertimento è quello di criticare chi ha sudato per organizzarle), dinanzi a molte graziose signore nonchè al giudice Cesti, al professor Percossi e a quei due bellimbusti cacciatori di doti, arrischiai una timida ipotesi suggeritami da un attento esame degli occhi della miss, al quale esame da qualche giorno m'ero dedicato con paziente amore.
— E se dentro a quell'enorme sacco di carne e di grasso battesse un piccolo e tenero e romantico cuore di donna, in tutto e per tutto simile a quello che voi signore ci mostrate attraverso i vostri sacchetti deliziosamente diafani e profumati?... Allora essa sarebbe sacra a un grande dolore.... e forse.... i suoi occhi lo dicono, per chi sa leggervi dentro....
Passato il primo stordimento, un urlo selvaggio uscì da quei teneri cuoricini che mi circondavano e mi troncò la parola sulle labbra. [pg!27] Se invece d'essere ad una festa, fossimo stati nel centro dell'Africa, non mi avrebbero troncato soltanto la parola! Il giudice Cesti si limitò ad abbozzare un sottile sorriso da uomo che la sa lunga e non la beve. Il professor Percossi invece sembrava preso da un accesso di epilessia, tanto rideva. I due giovanotti soltanto mi guardarono contemporaneamente con un infinito senso di gratitudine.
Debbo confessarvi che quando arrischiai la mia ipotesi, io ne ero tutt'altro che entusiasta; già è straordinariamente raro che io prenda a cuore le mie opinioni: ma quell'accoglienza così ostile scosse imprevedutamente il mio amor proprio.
— Io sono sicuro di quel che ho detto — gridai — posso leggere in quell'anima come in un libro aperto, vedrete! I fatti mi daranno ragione!...
Mi avvidi io stesso di averla detta grossa. Tanto più che i due giovanotti di dorate speranze sembrarono aver prese le mie parole come un complimento o meglio un augurio diretto a loro, e dimostrarono così ridicolamente la loro compiacenza arricciandosi ambedue i baffi e poi subito accomodandosi ambedue il nodo della cravatta, che un riso irresistibile sfrenato pazzesco s'impossessò di tutto il gruppo che mi [pg!28] circondava, allargandosi anche minacciosamente a tutto l'angolo della sala.
A mente fredda pensai: ammettendo anche che io non mi fossi sostanzialmente ingannato nel giudicare un'anima femminile, il buon elefante sarebbe placidamente partito di lì a quindici o venti giorni, nessuno avrebbe mai saputo per dove, come nessuno sapeva di dove fosse venuta.... Quale fatto avrebbe mai potuto rompere la monotonia di quella cura dimagrante, proprio allora, per far piacere a me?!
Pur cercando con una prudenza da gatto soriano di ricoprire il meglio possibile di oblio la mia strana profezia, vigilavo.