[pg!92] (Questo sarei stato io, modestia a parte.)
«Io brucio! Io brucio di vergogna come quando ero piccola, e debbo guardarmi addosso, credete! debbo palparmi, per esser ben sicura d'aver le mie vesti.... Ma è inutile! perchè sono certa che questi occhi vedono lo stesso, vedono la carne.... la mia carne nuda!... Ebbene sia! Sia! Getterò la mia carne viva a questi cani bramosi. L'avranno! Ma la pagheranno col loro stesso sangue. Lo giuro per le zolle sacre della mia patria!».
Se l'avessi avuta fra le mani in quel momento le avrei fatto volentieri un certo scherzo che è troppo sudicio per potersi raccontare.
Ma, tra propositi violenti, mi rifacevano anche capolino disegni di allegre vendette arzigogolate al modo de' nostri vecchi bizzarri fiorentini.
Voltai ancora pagina, così per fare, persuaso di trovarla bianca. Ma che! Altro che bianca! Era la più sporca di tutte. E non era una sola: eran dieci almeno, buttate giù calde calde, quella notte stessa. C'era tutta la faccenda della sera avanti, cari miei! ma come particolareggiata! ma come circonstanziata! che precisione! che miniatura!
E io che l'avevo creduta una creatura teneruccia nelle grosse mani della sorella, che l'avevo [pg!93] compatita per questo, che l'avevo amata, sì, amata, amata davvero in quell'ora dolce in cui m'era parsa tutta mia, tutta rifugiata in me come una piccola sorella sperduta in questo triste mondo, povera mendica d'amore come me, alla quale non avrei negato di difenderla e amarla anche tutta la vita, s'ella appena me lo avesse chiesto in quell'ora là!... Perchè, insomma, ero fatto così: ridevo ridevo; ma poi, in fondo, pigliavo tutto sul serio, tal quale come ora, che non rido più.
E voltai in fretta quelle miserabili pagine fino all'ultima. Qui c'era, tradotta in bel tedesco, la lettera che io tenevo ancora appallottolata nel pugno: la lettera all'amico rosso.
E c'erano due righe ancora che dicevano:
«M'ha risposto una sola parola; adorabile!... E verrà. Verrà folle di desiderio.... lo condurrò giù sotto le stelle, tra l'ombre pallide degli olivi.... fin là.... fin là.... dove iersera.... E glie lo dirò. Sì: gli dirò: Qui! Qui è stato! qui l'amico tuo m'ha stretta.... m'ha soffocata.... e pronunciava il tuo nome.... e rideva di scherno.... Se gli dirò così, gli vedrò uscir dagli occhi fiamme rosse come i suoi capelli!...».
Era tempo. Rimisi il bel romanzo sulla sedia, ci strofinai sopra ben bene e con intenzione, quello che dianzi vi avevo strofinato per sbaglio; [pg!94] poi presi un pezzo di carta e ci scrissi con caratteri nervosissimi: