— No!

— Sì! Ho sentito benissimo il cuore sotto la punta del pugnale. Non ci sbagliamo noi [pg!99] italiani; abbiamo troppa pratica! È morto. È morto. È morto. Non ti resta che baciare il suo sangue.

E così dicendo le impiastrai tutta la faccia con l'inchiostro rosso del mio pugnale.

— Ah!... No, no, no, no! Anch'io voglio morire!

— Mi dispiace, ma io non posso proprio ammazzarti — le dissi con molta serietà — non ho tempo da perdere.

Non badò a quel che le dicevo. Si precipitò giù per la scaletta strillando:

— Charlotten! Charlotten! Charlotten!

E io dietro, che tra poco ruzzolavo le scale dal gran ridere a bocca chiusa.

— Charlotten! Charlotten! Charlotten!

Entriamo in camera. Non c'era.