Zita piangeva.... finalmente!
— Ma Carlotta, dunque! Dove ti sei nascosta? Siamo vili! Quell'uomo non è morto forse! possiamo ancora salvarlo! Carlotta!
Quelle parole, tedesche sì, ma una buona volta sincere, m'uccisero il riso nel cuore. Mi fecero, vi giuro, l'effetto che fece la musica di Sant'Ambrogio al Giusti. Pensai anch'io: Povera femminuccia gettata così per il mondo, in omaggio alle cretine idee fisse del Nord sull'emancipazione della fanciulla, mentre Dio sa [pg!100] quanto bisogno avresti d'una buona mamma e d'un buon babbo sempre vicini e vigili, che ti dessero lezioni un po' meno salate di questa che t'han dato due ragazzacci italiani!...
— Carlotta, rispondimi! — gridò ancora Zita battendo i piedi con una furia pazza.
E questa volta Carlotta rispose.
Ma.... giusti Numi!... da dove rispose!!
Si sa: la paura.... li fa certi effetti!... Ma in quel momento proprio, così denso di tragedia e di filosofia sociale, sentir venire quel flebile «ja» miagolato da là dentro.... Io m'ebbi a buttar sul letto, rompendo, oltre ai bottoni dei pantaloni, chi sa quante molle, e ridere ridere ridere all'uso mio d'allora, a costo di rovinar tutto sul più bello.
Ma, per fortuna. Zita s'era già slanciata verso quel luogo riposto, a tirarne fuori la povera Brockhaus.
Le sentii correre giù, scatenacciar l'uscio, e uscir fuori insieme.
Per Bacco! Non c'era tempo da perdere davvero. Mi buttai a precipizio, varcai la soglia guardingo: quattro salti di lupo sull'erba, e fui nelle braccia dell'amico Fico, che stava già a godersi lo spettacolo seduto sulla groppa gobba d'un olivo.