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Il mio singolare padron di casa mi aveva detto, tra le altre cose, che io avrei goduto la massima tranquillità, non vivendo sotto quel tetto se non io e lui con la sua famigliuola. Una simile affermazione mi dava dunque ragione di supporre che la sua famiglia fosse composta di lui, della bimba, e della ignota e temuta potenza femminina.
Ma ahimè! di quanto mi ingannavo!
Verso mezzogiorno, fui addirittura spaventato da una improvvisa irruzione infantile, che [pg!108] udii imperversare nel corridoio. Aprii l'uscio della mia camera e vidi una piccola orda arrestarsi attonita nella penombra, aspettando che li raggiungesse una signora piuttosto grassa e paciona, vestita di nero, che se ne veniva pian piano sorridendomi.
Io non riuscivo a sorridere.
— Tutti questi bei bambini?... — balbettai.
— Sono tutti fratellini miei! — gridò pronta la piccina di prima che era venuta loro incontro in quel momento, e prendeva il più piccolo per mano esortandolo a non aver paura di me.
— Lei è inquilino nostro, forse? — domandò sempre sorridendo la signora grassa. — Ci ho tanto piacere!
— Grazie, — risposi grattandomi la testa.
— Non si dia pensiero, sa.... per questi bambini.... Perchè oggi è domenica.... Ma gli altri giorni, sono tutti a scuola o all'asilo.