— Avevo ragione sì o no, io?! Da quando se n'è andata quella sfacciata, l'ingegnere non dorme più qui.... son tre notti. Mi pare chiaro! che cosa ne dice Lei?
— Io?!... Ma io non dico niente, cara signora Matilde!
— E intanto quello stupido di Romolo non ci crede! — continuava la signora Matilde. — Io dico che non ci crederebbe nemmeno se ce li trovasse! Capisce che fortune capitano a certe donne!... Col povero marito mio, buon'anima, ogni volta che mi provavo a parlare con un par di calzoni, erano schiaffi garantiti!...
Io evitavo il discorso, anzi mi ostinavo a far [pg!127] le viste di non crederci, ma pur troppo da un pezzo m'ero accorto di quella tresca e ne avevo ora le più certe prove.
L'ingegnere veniva tranquillamente a casa ogni mattina verso le dieci e andava diretto allo stanzone. Se ci trovava il vecchio gli gridava il suo solito: — Bon giorno, camarade! Avete voi un sigaro?
Il vecchio si cercava nel taschino alto del panciotto e glie ne dava uno o mezzo: quello che trovava; poi cercava in fretta il cappello e usciva di casa.
Allora l'ingegnere si metteva a lavorar di numeri e a disegnare con insolito accanimento.
— Quanto tempo vi manca per finire il disegno del motore? — gli volli chiedere.
— Peuh! una quinzina di giorni al maximo.
— Ma perchè non avete più scritto alla Casa Brioche come avevate promesso?