— Sì, signore! bisognerà che io quitti questa casa, ou j'ai reçu tant de caresses, bisognerà che io trovi da guadagnare mia vita: voyez! je laisserai al signor Brúscoli i disegni del mio motore, per ricompensarlo della sua generosità....

Tentai di risollevare le sue speranze, ma fu inutile: egli aveva improvvisamente dimenticato l'arte di sognare marenghi, che gli era stata così propria fino a pochi giorni prima. Pensando che si trattasse di una passeggera sfiducia, mi riservai di ritornare alla carica il giorno dopo. Ma il giorno dopo Leroy non tornò.

Prima di sera tutto il casamento sapeva che era scappato in Francia con la moglie dell'inventore.

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Per quindici giorni il pover uomo non parlò più, non uscì più dal suo stanzone, e quasi non mangiò più. Io riuscii miracolosamente a scovare uno dei molti suoi vecchi debitori, e [pg!129] a cavargli cento lire: cento lire che finirono tutte in cucina dove la signora Matilde non smise mai di ridere, e il biondo Ettorino picchiò e mangiò sempre di più, e la povera Ninny le prese e faticò, sempre più affezionata e paziente.

Quanto alla povera figlia maritata, s'era messa a letto con la febbre e col suo piccino, e aspettava per ore e ore che qualcuno si ricordasse di lei.

L'orda fanciullesca, già in vacanze estive, era padrona della casa. Lo stanzone era stato messo letteralmente a soqquadro. Il vecchio non sentiva e non vedeva nulla: per puro miracolo l'aeroplano stesso non aveva fatto la fine del resto.

E così passarono i primi quindici giorni; ma si sa, che l'anima umana è come il fiume: presto o tardi ritrova il suo vecchio letto.... e così, a poco a poco, lentissimamente, l'anima di quel pover uomo ritrovò le sue vecchie orme e s'incamminò di nuovo per i sentieri della sua dolce e rassegnata bontà.

Incominciò col dedicarsi tutto a guarire la sua figlia malata, e vi riuscì. Il giorno che la vide rialzarsi sorrise per la prima volta. Poi ricominciò a interessarsi ai giochi dei bambini, poi riaprì qualche libro del Flammarion, riscartabellò [pg!130] i suoi appunti, risorrise al suo povero aeroplano come a un amico che ritorna allora dopo una lunga assenza, ricominciò a passar la mattinata cercando quattrini per mare e per terra, e i pomeriggi accomodando i suoi modelli sfasciati; ricominciò a carezzare la sua Ninny ad ogni schiaffo che le dava il fidanzato e a minacciare sempre di diventar romagnolo e ad accomodare i giocattoli rotti ai piccini, e a inventarne uno nuovo ogni domenica per farli stare allegri; e finalmente ricominciò a sperare.... a sperare nella bontà dei suoi diabolici bambini, a sperare nel ritorno del suo genero, a sperare nel matrimonio della sua Ninny, a sperare nel suo aeroplano, nella ricchezza, nella gloria! a sperare in tutte le cose, nelle quali aveva così pazientemente sperato prima della sua ora tragica....

Una mattina di domenica mentre parlava con me e cullava il suo nipotino sulle braccia, passeggiando tra gl'ingombri del suo stanzone, gli arrivò una lettera raccomandata, che veniva da Parigi. Posò il bimbo nella sua cesta, inforcò gli occhiali, esaminò la busta; ebbe un sussulto: portava la intestazione della casa di aeroplani Brioche. L'indirizzo era scritto a macchina. Ruppe la busta e incominciò a leggere, tremando da capo a piedi. Alle prime parole [pg!131] il volto gli si inondò di rossore e gridò: — L'aeroplano!... è piaciuto!... è accettato, amico mio! lo costruiscono!... ah! io impazzisco dalla felicità!!