— Per Bacco!! — gridai fulminato dalla maraviglia; e stavo già per alzarmi e abbracciarlo, quando il suo viso a un tratto si oscurò: fissò la carta per un momento tutto raccolto in un pensiero penoso, poi parve riguardare meglio; voltata la pagina, impallidì ad un tratto come se dovesse mancare; poi si riprese, lesse; finalmente atteggiò la bocca a una smorfia di dolore e di disprezzo, e mi porse la lettera.

— Legga pure.

Era una breve lettera scritta a macchina, in italiano, firmata dall'ingegnere Leroy, seguita da qualche riga scritta a mano e firmata con una sigla a me sconosciuta.

La lettera diceva:

«Egregio signor Brúscoli,

«Il nostro aeroplano è piaciuto alla Casa Brioche. La Casa ne ha ordinata immediatamente la costruzione. Tra dieci giorni i pezzi dovranno essere pronti per il montaggio. La vostra presenza sarebbe utilissima. Procurate di venire qua al più presto possibile, anche nell'interesse vostro, perchè sebbene per ragioni [pg!132] di opportunità abbia brevettato l'aeroplano col mio solo nome, intendo riconoscere la parte che voi avete avuto in questa invenzione.

«La vostra signora, che si trova presentemente in Parigi, si unisce a me nel pregarvi, nell'interesse vostro e della vostra famiglia di venir subito.

«Vi saluto cordialmente.

«Ing. Leroy».

La lettera, come vedete, era un miracolo di sottigliezza.