Ma a compire il miracolo l'ex redattrice dell'Avvenire femminista aveva vergato di suo pugno queste impagabili quattro righe:
«Che te ne pare, Romolino mio, ho saputo o non ho saputo lavorare per il tuo bene?! Vieni subito qua! Imparerai un po' a vivere!
«Meglio tardi che mai!»
Alzai gli occhi a lui, che mi era rimasto dritto e fermo lì davanti come una statua; il suo viso era lo specchio di quella lettera comica e tragica: non si riusciva a capire se piangesse o ridesse.
Ci guardammo lungamente senza parlare.
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Quando, a un tratto, si precipitarono nello stanzone i sei ragazzi che ritornavano allora dalla messa con la signora Matilde:
— Il giocattolo, papà! — Il giocattolo della domenica. — Che ci hai preparato, papà?! — Che cosa ci dai? — Il giocattolo! — Il giocattolo!
— Il giocattolo?... — mormorò come un'eco la voce del vecchio. Ma, all'improvviso, incominciò a saltare, piangendo e ridendo, come se qualcuno lo prendesse a frustate, e a gridare:
— E perchè no? E perchè no? Ma sicuro!... Ma sicuro che ce l'ho il giocattolo!... Eccolo qua!... Eccolo qua, per Dio! il giocattolo della domenica.... Gridate subito: «Evviva l'inventore Romolo Brúscoli!»