I ragazzi non se lo fecero dire due volte e con sestuplice stonatura ripeterono a squarciatimpani:
— Evviva l'inventore Romolo Brúscoliiiiii!!!
— Tenete e divertitevi! — gridò piangendo il vecchio. E, su quelle dodici mani rapaci, gettò dolcemente il suo povero aeroplano.
[pg!135]
[LA DONNA-RAGNO.]
«Favorischino, favorischino, signori, senza timore alcuno! Non si può lasciare questa fiera mondiale senza avere ammirato la meraviglia scientifica del secolo ventesimo, la donna-ragno vivente e parlante, come dimostra la fotografia qui esposta al rispettabile pubblico. Testa di donna avvenentissima, corpo di ragno al naturale! Si sincerino se non credono con la meschina moneta di quattro soldi! La verità è luce e non si può negare, nè tampoco falsare! Si nutre esclusivamente di mosche vive: assisteranno al suo pasto! La più grande meraviglia medica del secolo!! Questa è l'ultima infornata, poi si chiude, e domani si parte per l'America....»
— Senti, Peppino? domani partono per l'America, bisogna vederla.... oramai ne hai spesi tanti!...
[pg!136] Appunto perchè ne aveva spesi tanti, il bel Peppino, tutto lustro e lieto nella sua fresca uniforme di cavalleria Piemonte Reale, non pareva avesse troppa voglia di spenderne altri. Così, si cercava l'orologio nella tasca dei pantaloni, e tentennava; ma la sua Armida lo guardava in un certo modo che sapeva lei, un modo proprio da tentare un santo, sì che quando a Peppino cascarono gli occhi su quel viso, invece di cavar fuori l'orologio, cavò fuori lesto il portamonete e ci guardò dentro per vedere quanti glie n'eran rimasti. Quella benedetta fiera l'aveva rovinato. Quasi tutte, le dieci lire che si era messo in tasca uscendo dal quartiere erano svanite come fumo. Sfido io: avevano voluto vedere il circo equestre nei secondi posti, il serraglio nei primi, poi i cavalli nani e sapienti, poi avevan voluto andare sull'altalena e anche sul carosello degli aeroplani, e alla fine avevan buttato via anche due lire alla Pesca Reale senza vincere nemmeno uno stuzzicadenti.... Troppo giusto! come si fa a tentare il giuoco quando si è così fortunati in amore?... Ma intanto i quattrini erano andati: e anche quelli erano stati tolti dal gruzzoletto messo da parte per sposare la sua bella Armida appena congedato.... Se seguitava così, che sposalizio magro, mamma mia!
[pg!137] Però tutte queste cose le pensò soltanto; e le pensò di sfuggita, quasi di nascosto, e diventandone tutto rosso, mentre col braccio già infilato nel braccio di Armida, saliva gli scalini di legno del baraccone e comprava i due biglietti per entrare. Un gruppo di donne anziane, sporche, trippute e urlone, esclamò al loro passaggio: «Questa si chiama una bella coppia! Se ne vede poche così a questi tempi!» Peppino udì, e per la gran contentezza invece di due monetine da venti centesimi diede al bigliettaio, ahimè! un nichelino e una lira: la penultima che avesse in tasca. Poi scomparve dietro una tenda di velluto rosso frangiata d'oro, superando, quasi, l'inverosimile rumore del grande organo con lo sbatacchío ferreo del suo squadrone.
Dentro c'era ancora pochissima gente, sì che Peppino e Armida poterono appoggiare i loro gomiti alla balaustrata di legno quasi dinanzi alla «maraviglia scientifica del secolo ventesimo». Veramente Peppino ne appoggiò uno solo di gomiti, poichè l'occasione gli parve propizia per allungare dolcemente la sua destra sulla cintola di Armida. Crepassero pure d'invidia quelli che sarebber venuti dietro!