NB. Le indicazioni degli oggetti, che concernono la corte, si possono osservare meglio nella veduta del [palazzo di Scoonemberg], tavola N.º 25. Il presente disegno è a presso a poco la pianta di quella corte.

OSSERVAZIONI RELATIVE ALL'ARTE DE' GIARDINI DEL MODERNO GUSTO.

Non si devono mai abbandonare consimili opere alla turba degli architetti volgari, ma domandano un artista giardiniere, fornito d'erudizione, di discernimento, di sensibilità, e di genio.

Onde meglio vedere quanto l'artista giardiniere s'allontana dall'architetto, e quanto poco possano seguire gli stessi principj, basterà osservare che il primo s'occupa dell'abbellimento di una superficie orizzontale, ed il secondo dell'abbellimento d'una superficie verticale. Dalla diversità di superficie, che questi due artisti mettono in opera, risulta di conseguenza una necessaria diversità di scopo e di piano. L'architetto vuol accontentar l'occhio tutto ad un tratto, e fargli colpire tutto ad un tratto l'armonica disposizione dell'opera sua; l'artista giardiniere ama di occupare con una successione insensibile, e gradata d'oggetti. L'architetto deve formare un piano il più semplice, perchè si possa abbracciare senza pena, e senz'imbarazzo; bisogna che dia alle diverse parti delle forme egualmente regolari, e proporzionate, onde si colga subito il rapporto delle parti al tutto; l'artista giardiniere in cambio, avendo tutt'altre viste, deve formare tutt'altro piano; cerca a nascondere le sue disposizioni, ed a spargervi una tal qual piacevole complicazione; tollera le ineguaglianze di suolo, e gli oggetti accidentali, ed irregolari; in una parola, opera di modo a non satollare con un sol colpo d'occhio lo spettatore, ma cerca d'occuparlo, e di divertirlo progressivamente, e per lungo tempo. A forza di regolarità, e di simmetrìa l'architetto produce l'effetto bramato, ed il giardiniere lo perde. Tendendo a scopi così differenti, devono altresì percorrere cammini diversi. L'artista giardiniere riuscirà felicemente, facendo quasi in tutto il diametralmente opposto a quanto deve fare l'architetto, il quale è inceppato dalla rigida proporzione, angustiato da regole invariabili dell'austera geometrica esattezza, nemica de' slanci del genio, che gela sovente tutto ciò, ch'è soggetto al suo calcolo.

La natura è il solo modello dell'arte de' giardini, ma presa a copiare, com'ella si offre ne' siti suoi prediletti. La natura dispone in un paesino tutti gli oggetti con libertà, e senz'affettazione. Essa non impiega nè uguaglianza simmetrica, nè misure artistamente compassate, nè uniformità di contorni, creando, e componendo precipizj, monti, colli, pianure, piante, fiori, boschi, ruscelli, fiumi, e laghi. Tutto appare sotto un aspetto spontaneo, e vario, e nello stesso tempo ripieno di quel piacevole abbandono, e di quell'apparente confusione, mille volte preferibile alla nostra più accurata esattezza. Ecco il modello, che la natura presenta all'artista giardiniere, che proponendosi di rallegrare, e di ricrear l'uomo colli medesimi oggetti, con i quali essa lo ricrea, deve pure com'essa presentarli nello stess'ordine. Essa è regola, e modello al tempo stesso; e l'artista non potrà riuscire, che imitandola fedelmente. Egli è un bel giardino quello, che con discernimento, e gusto è copiato dalla bella natura.

Un altro cattivo effetto della simmetrìa si è l'uniformità, e la noja, che ne sono inseparabili, e che sono direttamente opposte alla sensazione, che produr deve un giardino. Oggetti naturali, oggetti artefatti, tutto si accumula, nessuna varietà, nessuna distrazione aggradevole; si è veduto, si è colpito tutto alla prima occhiata. Noi sentiamo le nostre impressioni indebolirsi, e perdere la loro elasticità: noi vogliamo essere occupati, e non troviamo niente, che ci tocchi; noi sfuggiamo dalla noja, sortendo dai ristretti limiti di un giardino per iscorrere quegli spazj, ove regna la libertà, e dove la natura c'incanta con quella diversità di scene, che rapiscono, e che le è propria.

Queste osservazioni bastano a far sentire la differenza che passa tra l'arte del giardiniere, e quella dell'architetto. Ne sarebbe ancora più facilmente capace il figurista, come quegli ch'è applicato allo studio della più sublime proporzione; e meglio ancora il paesista, e per anche il pittor da teatro, che d'ordinario però non conoscono nè planimetrìa, nè botanica.

L'artista giardiniere deve cominciare dal formarsi un occhio, ed uno spirito capace a giudicar del bello. Rimirare le bellezze di un paesetto con piacer sensibile, e considerarle con occhio critico, sono due cose differenti. L'artista giardiniere, che vuol travagliare con successo, deve possedere un ammasso d'idee campestri, e non può acquistarlo che coll'esatta e sostenuta osservazione della natura. Deve aver una conoscenza estesa, non solamente dei differenti siti, oggetti, e caratteri del paesaggio, ma delle impressioni ancora, che producono questi siti, questi oggetti, questi caratteri, tanto isolati, che combinati, come lo possono essere in una infinità di maniere differenti. Ecco parte del vero studio della natura; studio, ch'è l'opera non di pochi giorni, ma di molt'anni, e che non può farsi in paesi nudi, ed uniformi, ma che domanda dei tratti di paese, arricchito di varietà, e di contrasti; che esige un occhio perspicace, e delicato, una viva sensibilità, la calma, l'arte finalmente del vedere, e di saper colpire il tutto, e tutte le singole sue parti.

Gioverà molto ancora all'artista giardiniere aver la conoscenza delle opere classiche, che i gran maestri, pittori e poeti hanno fatte d'appresso natura. Devonsi a queste opere ben studiate de' lumi, che noi consumeremmo molto tempo ad acquistare, se fossimo obbligati di cercarli noi stessi, consultandone la natura. Lo studio, che questi uomini di genio hanno fatto, accorcia tanto più il nostro, ed approfittandoci delle loro scoperte, noi facciamo economìa di un tempo prezioso, e ci mettiamo in istato di farne delle nuove. Per ultimo la compagnìa d'un pittor di paesi, di quelli che non sanno dipingere che dopo d'aver veduto con emozione, ed osservato con giudizio, riuscirà d'una grande utilità al giovine artista giardiniere.

Non gli si può abbastanza raccomandare di osservare attentamente la natura; e diffatti come potrà mai disporre le elevazioni, i piani, ed i fondi; come ordinare le piante, e i cespugli; come potrà mai distribuire, e condur l'acque; cavar partito da un deserto, se non conosce a fondo il valore, e l'effetto di questi oggetti isolatamente, e combinati? Nei giardini simmetrici dell'antico stil Francese non vi era bisogno di tutto ciò; ma volendosi dei giardini, che meritino questo nome, e che offrano la bella natura, l'artista, avanti di arrischiarvisi, bisogna che abbia osservato molto, e sia in conseguenza dotato di un'ubertosa immaginazione; altrimenti sarà spesso imbarazzato, o per lo meno riuscirà sterile; non farà che copiare senza successo delle imitazioni altrui, e degenererà mai sempre.