Dopo l'osservazione viene la scelta, essenziale per l'artista giardiniere, come per il paesista. Su di ciò è meglio ancora osservar nulla, che imitar tutto. Il buon pittore paesista spoglia gli oggetti, di cui si occupa, di tutto ciò che la natura può avervi lasciato di triviale, e di superfluo nel suo piano sublime; cava dalla vasta massa del paese le parti più belle, le più ridenti, le più frizzanti, e forma un nuovo insieme, che senza cessare d'essere naturale, è però al dissopra della natura ordinaria; perfeziona le disposizioni, e gli oggetti senza trasformare il loro carattere, e li combina senza toglierli di mezzo; stende, e riserra, aggiunge, e ritoglie, senza intorbidar punto l'armonìa. Compiuta l'opera, una nuova natura si svela, il tutto è vero, e non ostante l'original non esiste. Così agirà l'artista giardiniere, quale non renderà la fredda rappresentazione della natura insignificante, ed inanimata, ma la colpirà parlante all'anima con una sentimentale azione; ed ecco come il giardiniere sagace diviene conoscitore del sublime, del bello ideale, d'un bello, per così dire, di là dall'arte.

Questi ha di comune ancora col paesista la composizione. La natura permette ad ambidue di valersi della varietà infinita, di cui essa si serve per allettare, e di seguirla liberamente nelle loro composizioni, negli allargamenti delle superficie, e ne' fondi, nella mischia, e nella forma degli alberi, dell'erba, e dell'acque, nelle piantagioni, e negli abbellimenti, nei siti vasti, o limitati, montuosi, o piani, ridenti, o deserti. Esige da ambidue un'egual conoscenza delle leggi della prospettiva, onde sappiano ordinar gli oggetti di maniera a comparire con giusta proporzione, e a produrre pel mezzo delle loro forme, e dei lor colori un effetto aggradevole alla vista, una saggia disposizione, che prevenga la fatica, e la distrazione dell'occhio, e lo diriga successivamente alle più belle parti del totale. Frattanto che quì un recinto di colli, di boschi, e d'edifizj gl'impedisce di smarrirsi su prospettive nude, ed ingrate, o d'essere frastornato da oggetti non analoghi, o non convenienti, là lo porta a riposare su fondi felici, ed assortiti. Essa richiede finalmente d'ambidue l'arte d'accordare tutte le parti in modo che compongano un tutto armonioso, e ciò con varietà, con bella irregolarità, e con tutti gli accessorj immaginabili.

La riunione degli oggetti campestri non diletta mai tanto, che quando è animata dal muovimento. Per ottenere questi effetti, il paesista e l'artista giardiniere domandano il soccorso della linea curva, quella che Hogarth chiama il modello della bellezza, e della quale la natura si serve per disegnare tutt'i suoi contorni; fatta per la mobilità, come per l'immobilità sembra fatta la linea retta. Il paesista possiede ancora altri mezzi per comunicare a' suoi quadri l'apparenza del moto, e della vita, arricchendoli di figure, di fiumi, di cadute d'acqua, d'edificj, e di rovine; collocandovi tutto ciò che annuncia, o fa supporre la presenza dell'uomo; esprimendo gli effetti del vento sugli alberi, e sull'acque, quelli delle nuvole, del sole, della luna, e d'altre meteore nel cielo; mezzi che sono pure nelle mani dell'artista giardiniere, colla superiorità, che tutto diventa realtà per esso.

Finalmente la pittura di paese, e l'arte de' giardini s'incontrano nel colorito; e legge costante della bella natura si è non di assopire con colori smarriti, e monotoni, ma di risvegliare con tinte vive, e variate; quindi avverte il paesista, e l'artista giardiniere d'essere attenti alle sue produzioni, e di saper scegliere quelle tinte, che più valgono a far sortire l'effetto più favorevole al loro disegno. In generale devono dominare i colori gaj e chiari; ma le parti isolate, le grotte e le ruine possono essere rilevate da alberi, e da cespugli di una tinta più nera. Anche in ciò sono da seguirsi le regole della pittura: gli oscuri avanti, e gradatamente i chiari indietro, ed ottenere de' contrapposti, e de' contrasti, come altrove ne parleremo. Oltre la diversità infinita delle tinte, che si ritrova tra albero ed albero, ve n'è altresì una grande, che risulta dalla variata direzione de' rami, dalla picciolezza o grandezza del fogliame, dall'abbondanza, o dalla scarsità delle foglie.

L'artista giardiniere conoscendo bastantemente la botanica, ma più ancora in qualità di pittore, e d'uomo di gusto, che per rapporto alla difficile classificazione, all'arbitraria nomenclatura, e al più o meno di parti inservienti alla generazione, piantando, e combinando i diversi vegetabili, potrà produrre un quadro più vero, e più esatto di quello del paesista stesso. Può benissimo, formando delle ben intese gradazioni di tinte debili e forti, e di chiaroscuro, e maritando, e fondendo i colori d'una vaga maniera, offrire alla natura de' quadri, ch'essa stessa non ha composto, che di rado. Come le tinte dei vegetabili cambiano a grado delle diverse stagioni, così bisognerà che vi ponga la maggior attenzione, e che preveda ogni cosa. Bisogna che conosca eminentemente la simpatìa de' colori, e i differenti tuoni del medesimo colore.

Dal confronto, che abbiamo fatto di queste due arti, manifestamente emerge, che quella del giardiniere sorpassa altrettanto quella del pittore, quanto la natura sorpassa la copia; e diffatti nessun'arte è più la natura stessa, che quella de' giardini. La presenza degli oggetti è reale, ed effettiva; l'acqua si presenta col suo aspetto, e col suo mormorìo; i colori brillano all'occhio con uno splendore, una vivacità, un calore, che invano si sforzerebbe di colpire lo stesso pennello magico del Tiziano. Lo sviluppo successivo delle differenti scene d'un giardino presta un più lungo piacere, e più instaurante, che il più bel paesino in pittura, che l'occhio ha ben presto interamente abbracciato. Di più l'artista giardiniere guadagna in estensione, e non lascia desiderar gran cosa. Molti oggetti belli in natura perdono nell'essere imitati; molti altri, che il pittore è costretto di riserrare in piccolo spazio, si perdono facilmente in un'informe massa, malgrado le leggi della prospettiva. Finalmente la composizione di un quadro resta sempre la stessa da qualunque parte si esamini; l'artista, come lo spettatore non vi possono cangiar l'ordine adottato, e per conseguenza l'effetto suo è invariabile. Ma l'artista giardiniere è padrone di moltiplicare le sue composizioni, facendole considerare sotto diversi punti di vista. Può, mediante la disposizione de' suoi sentieri, marcare diverse visuali allo spettatore, che lo fermino, e l'obblighino d'esaminare il piano da un altro lato. Può dunque, pel mezzo della varietà, e successione delle vedute, che dirige conformemente al suo scopo, produrre un seguito di movimenti, che si rinforzino reciprocamente colla loro energìa, e che offrano all'anima un indicibil diletto.

Il talento d'un bravo giardiniere è di farsi copiare dal pittore, e divenire il modellatore del paesista. Qual estensione adunque di cognizioni, di genio, di avvedutezza!

Tav. IV. Pagliajo rotondo, ricavato du détail des nouveaux jardins.