DELLA DESTINAZIONE, E DIGNITÀ DE' GIARDINI.

Affin di cercare, e d'ottenere lo scopo prefisso de' giardini Inglesi, converrà prima formarsi un'idea della destinazione, e della dignità de' giardini in generale. Un giardino è un luogo destinato a far gioire tranquillamente l'uomo de' beni della vita campestre, e delle rinascenti delizie delle stagioni. Tutt'i piaceri, che la natura riserba per i suoi prediletti amici, ponno trovarsi nel recinto d'un vasto giardino ben ordinato, e tutti questi vantaggi aumentano di pregio a misura che il discernimento, ed il buon gusto presiedono alla disposizione, e coltura di esso. L'uomo, che non è ancora abbastanza degenerato, prova de' godimenti, che lo confortano nel raccoglimento, nella quiete della campagna, nella freschezza dell'aere, ne' soavi odori, ch'esalano le piante, e i fiori, e negli avvantaggi, che ne risultano per la salute, e per lo spirito; ama trovarsi fra una sorte d'innocenza, che non ritrova nelle città, e fra una possibilità minore di delitti; prova delle amene distrazioni; i suoi sensi sono soddisfatti, e sente quella tacita compiacenza, che inspirano al cuore le scene campestri della natura, e la dimenticanza felice delle inquietudini, e delle pretese del mondo; solleva l'anima verso il suo creatore, e passa dolcemente in revista il bello, il grande, il vario, la vita, e la morte. La campagna, ed un giardino, ch'è la campagna in miniatura, ed in bello, diventa così il domicilio del sollievo dopo le pene, quello del riposo delle passioni, e del ristoro dei travagli, il teatro delle occupazioni le più graziose, e primitive dell'uomo, il tempio, ove si adora la suprema saggezza.

La destinazione generale dell'arte de' giardini sarà dunque quella di destare piacevoli sensazioni, oltre quelle, che naturalmente risvegliano i siti allegri, i solitarj, e melanconici, i romanzeschi, e solenni; e l'arte consisterà nello scuotere l'altrui immaginazione, e sensibilità con un'armoniosa catena di emozioni diverse, prodotte dal vario, dal nuovo, dal bello, dal selvaggio, e dal patetico.

Gli oggetti, che rinchiude un giardino, sono quelli, che la bella natura presenta al monte, e al piano. L'artista giardiniere sceglierà, e raccoglierà fra essi particolarmente quelli, che più agiscono sopra la facoltà sensitiva, e sopra l'immaginazione, poi li acconcerà, li combinerà, e li disporrà in guisa, che la loro forza sia accresciuta. È per questo mezzo che un luogo, cangiando di natura, comincia a differire da un sito abbandonato, da una campagna soverchiamente monotona, e fatta per la sola utilità, e comincia a diventar giardino. Prima legge generale dell'arte dei giardini.

Ma un giardino essendo l'opera dell'applicazione, e del genio, deve fortemente commuovere l'immaginazione, ed il cuore; e l'artista rinforzerà in conseguenza l'impressione, che cagioneranno gli oggetti naturali da lui stati scelti, ed accozzati con criterio, mescolandovi degli oggetti artificiali, ed analoghi, seguendo i principj dell'unità. Seconda legge generale di quest'arte.

Ciascuna specie particolare di giardino, che venga immaginato, presenterà una determinata destinazione, che sarà la sorgente delle regole da osservarsi nella di lui composizione, fisso stante il principio di ricreare, e di divertire. Questa destinazione eleva i giardini alla classe dell'opere più stimabili dell'arte, e li sommette per conseguenza alle leggi invariabili del bello. Sotto quest'aspetto l'arte de' giardini diventa la filosofia degli oggetti variati della natura, del loro potere, e della loro azione sopra l'uomo. Deve quest'arte prefiggersi di non allettare soltanto i sensi esterni, ma di diventare una sorgente di contentamento interno per l'anima, di ricchezze per l'immaginazione, di delicatezza per il sentimento: dilata così la sfera del buon gusto, e delle arti tutte, applica lo spirito creatore dell'uomo ad una nuova messe, che non aveva peranche conosciuta, penetra a fondo, e rende, per così dire, più belle le opere della natura, ed abbellisce questa terra, nostro soggiorno per un tempo.

L'arte de' giardini può vantarsi d'avere la superiorità fra tutte l'altre bell'arti. È un'arte, e non pertanto è amalgamata colla natura più di qualsiasi altra. Ci fa gioire di tutta la varietà, di tutt'i piaceri della campagna, di cui la pittura di paesetto non ce ne offre che una parte; produce d'improvviso delle impressioni, che la poesìa descrittiva non risveglia che successivamente per un progresso d'immagini; procaccia un piacere più vivo, e più lungo, che le statue, i quadri, e gli edificj; poichè l'accrescimento continuo, i cambiamenti delle stagioni e dell'atmosfera, il movimento delle nuvole e dell'acque, l'intervenzione degli uccelli e degli insetti, e mille piccoli accidenti cagionati dall'avanti e dall'indietro, adornano un giardino con tanta varietà e magìa, che non cessa mai di allettare; bellezze inoltre alla portata di chiunque, e frammischiate sempre colla comodità, e coll'utile.

L'arte de' giardini non si limita a copiare la natura, abbellendo il domicilio dell'uomo; accresce di più il natural suo sentimento verso la bontà divina, si presta all'allegrìa ed al brio, ed aumenta persino la benevolenza dell'uomo per i suoi simili. I deserti della Lapponia e della Siberia non stancano soltanto, ed intimidiscono il viaggiatore; spengono altresì il sentimento, ed il genio dell'abitatore, inspirando l'indolenza, il cattivo umore, il malcontento, e l'abbattimento.

Nelle regioni ben coltivate ed ornate di giardini si vedranno gli uomini accostumarsi per preferenza ai decenti e tranquilli piaceri, che ivi offre la natura, ed insensibilmente obbliare gl'insulsi e rozzi trattenimenti. Circondati da oggetti incantatori, il loro spirito diverrà lieto e sereno, e i loro sentimenti più dolci, ed umani; sentiranno la loro indole spinta a dispiegare più presto, e con successo le sue più belle facoltà. Egli è certo che le scene ridenti della campagna, e de' giardini hanno un potere più importante, che volgarmente non si conosce, sopra l'immaginazione, e sopra la sensibilità. Lo scosso ed esteso pensiero non si arresta; da una serie d'idee novelle si eleva ad un'altra, infino a tanto che, abbandonando i noti oggetti, d'onde è partito, si slancia in preda de' trasporti, che cagiona la considerazione del bello, e del grande.

DELLA GRANDEZZA, E DELLA VARIETÀ.