Per lungo tempo non si sono riguardati gli alberi, che come mezzi atti a procacciare dell'ombra, e soddisfatto questo bisogno, bastava così. In conseguenza il più piccol giardino è in una contraddizione manifesta, allorchè è privo d'ombra; e ciò non pertanto questa non è tutto quello, che il buon gusto esige. L'ombra ancora non vi convien sempre, e n'appartiene la decisione alla natura del luogo, e della scena: gettata sopra un letto di fiori, vi starebbe malamente, ma è necessaria intorno le grotte, i romitaggi, ed i bagni. Troppo, o troppo poco d'ombra può divenir difetto, tanto nelle parti isolate, che nel totale. L'eccesso offre un aspetto soverchiamente uniforme, e tristo; ma un'ombra moderata forma l'amenità del luogo, lo rende praticabile, e somministra copioso diletto. Li differenti gradi d'ombra non saprebbonsi determinare, che mediante l'esatta conoscenza del carattere del giardino, e dell'esigenza delle diverse sue parti. Per rapporto all'ombra, come per rapporto alla piantagione, si ritenga, che l'occhio non deve soltanto arrestarsi all'apparenza attuale, ma trasportarsi all'accrescimento futuro; e quindi vogliono essere calcolati gli effetti, che avranno luogo in seguito.
L'arte di dipingere col fogliame, arte tanto utile a quella de' giardini, merita maggior vanto, che la cognizione di distribuir l'ombra. La prima è una emanazione della bellezza, la seconda piuttosto una legge prescritta dal comodo. Intendo parlare dell'ombra parziale degli alberi, non dell'intelligenza del chiaroscuro, che forma uno dei principali saperi, che si richiedono nella formazione de' giardini pittorici.
Collo spargere diverse specie d'alberi, l'artista giardiniere può offrire varietà, ma sapendoli unir con gusto, produce un'opera di maggior rilievo, dovuta in tutto alla sua industria.
Seguendo tal vocazione, dappertutto ove l'artista giardiniere colloca, e dispone del fogliame, deve, d'accordo col paesista, sorprendere alla natura gli avvantaggi del chiaroscuro; deve far attenzione, non unicamente agli oggetti, ed ai punti di vista isolati, ma all'armonìa di tutte le parti per conseguire il buon successo del totale. Calcolerà l'effetto de' colori, e delle loro degradazioni, tanto nella vicinanza delle scene parziali, quanto ne' punti d'aspetto, da dove si scorgono da lontano, e tutto ad un tratto le intiere masse.
Noi vediamo, che la natura non riveste nè la superficie del suolo, nè i contorni d'un bosco d'un sol verde, senza variarlo, e romperlo. Ricrea coll'amalgamare armoniosamente i verdi, e col porli in contrasto.
Le leggi della pittura determinano la collocazione dei verdi, come ho detto altrove parlando della prospettiva aerea al capitolo del colore. Null'ostante è d'uopo di molto artificio per assortire, fondere, e variare, come fa la natura, le diverse gradazioni di verde. L'arte però in questo può sempre sussidiar la natura, ingrandendo gli spazj, mediante una studiata distribuzione di tinte. Necessario diviene egualmente di non contrapporre troppo forte un verde tenero immediatamente contro dei massi eccessivamente oscuri, quando ciò non sia fatto con estrema parsimonia. Gli alberi d'un fondo molto oscuro convengono a determinare il contorno d'una praterìa, ed a sporgere qualche volta con qualche estremità di bosco sulla sponda d'un lago, e vicino a qualche monumento. Generalmente gli ammassi di verdura pallida non sono dalla natura disposti, che in riva a' fiumi, ne' luoghi molto umidi: altrove saggiamente alterna, e dispone; e in ciò bisogna studiarla con ogni accuratezza.
«Whately ha osservato, che il verde-giallo, ed il verde-bianco s'accordano agevolmente, ma che le grandi masse di verde-chiaro, giallo, o bianco, non si fondono così facilmente con quelle di verde-scuro; onde a formare una piacevole composizione, il verde-scuro dev'esser ridotto al semplice orlo, ed un verde-bruno, od un verde mezzano dev'esservi interposto. Il verde-rossiccio, bruno, e mezzano s'accordano bene, e ciascheduno di questi colori si mischia all'altro; ma il verde a tinta rossa soffrirà una maggior quantità di verde-chiaro, che di verde-scuro, e non si mescerà così bene col verde-bianco, che con gli altri. Impastando i colori v'è d'uopo d'una continua attenzione alle figure, conforme i precetti dello stesso autore. Bisogna, dic'egli, evitar sommamente, ch'esse non formino delle larghe fascie, l'una dietro l'altra; ma conviene, che sieno perfettamente fuse insieme, o ciò, ch'è altrettanto aggradevole, che le grandi, e belle masse delle differenti tinte sieno collocate ai fianchi le une all'altre in proporzioni diverse. Non bisogna tendere all'esattezza dei contorni; ma se le grandi linee esteriori sono ben tirate, le picciole variazioni prodotte dalle ineguaglianze, che si trovano nell'alto degli alberi, non faran difetto. Ne' massicci poi, e ne' cespugli deve regnare semplicemente un miscuglio dolce, e piacevole di pochi colori, che si maritino felicemente, e che si distemperino, come quelli dell'arco baleno.»
L'esperienza c'insegna, che più gli oggetti s'allontanano, più divengon confusi. Di due gruppi in conseguenza egualmente distanti, quello, che sarà d'un verde-chiaro, sembrerà più lontano, che quello, che sarà d'un verde-scuro. La natura del terreno cagiona un'altra differenza. Una montagna, e principalmente una serie di massi, che s'innalzi dietro un bosco, accresce la sua oscurità: al contrario lo splendore dell'orizzonte la diminuisce. Si possono altresì cacciar indietro gli oggetti, aumentando gradatamente le loro tinte. Per ultimo l'intelligenza del chiaro-scuro diventa pure nell'arte dei giardini un mezzo fecondo di approssimare, di allontanare, e di staccare le parti.
Sopra ogni cosa conviene studiar la natura ne' siti suoi prediletti, osservarla diligentemente, analizzarla, sottometterla a certe leggi, risultato del bello.