L'edifizio può essere egualmente di sasso, che di legno, purchè la sua struttura sia della più rigida semplicità, e della maggior negligenza. Nessun'arte, nessun lusso; la stessa ignoranza delle proporzioni dell'architettura risulta quì per un merito. L'aspetto del totale non deve annunziare, che sobrietà, indigenza, dimenticanza di se stesso. Un tetto di stoppia, o d'ardesia, informi pilastri, che lo sostengano, una parete di cretoso fango, ne' cui fianchi si vedan i danni del tempo, e delle stagioni, riunita in parte, ed in parte ricoperta da musco; un'inelegantissima porta fra un rozzo steccato, che rinchiuda lo spazio; delle finestrelle con stamigne, o con vetri consunti, o colorati, formano l'esterior corredo d'un romitaggio.

L'interior distribuzione deve limitarsi alla decenza, ed alle comodità indispensabili: della semplicità dappertutto, della modestia, e della gravità; una panca, un letto per il riposo in un angolo; una cappelletta in un altro; una specie di nicchia colla semplice immagine del santo titolare; nei muri qualche sentenza, che c'insegni la saggezza in questa vita con semplicissime parole; al dissopra della porta un campanello per annunziar l'ora della preghiera, compongono la decorazione più conveniente ad un eremo, oggetto ricavato dalla vita monastica.

Ne' romitaggi deve trovarsi una certa oscurità, cagionata dal picciol numero delle aperture, e dalla fosca piantagione all'intorno. Le tinte predominanti saranno brune, o griggio-cariche.

Risguardando talvolta un romitaggio come oggetto, che non deve produr impressione, che colla sola apparenza, si pensa di aver tutto fatto, quando l'esterior solo porta l'impronto della solitudine, e si crede che l'interno si possa adornare con tutte le bellezze di una fastosa sala. Ma lasciando da parte, che questa disposizione mette in contraddizione l'esterno coll'interno della costruzione, essa interrompe l'impressione ognivoltachè si entra, e si sorte, e fa sì, che il circondario stesso perde il suo effetto. Nessuna necessità giustifica questa pratica, e la leggier sorpresa, che si prova al primo aspetto, è troppo fugace, e debole, onde compensare le impressioni che toglie.

Avanti di costruire un romitaggio fa di mestieri indagare il carattere, e la destinazione delle parti, che compongono il giardino, e consultare la di lui ampiezza. Non vi ha luogo sempre[18].

RUINE.

Gli effetti, che producono le ruine, non solamente ne giustificano l'imitazione, ma le rendono ancora sommamente pregiabili nei moderni giardini. Rammentano i tempi passati, ed eccitano un sentimento compassionevole, misto a malinconìa. Queste impressioni possono essere modificate in più maniere dal carattere particolare, e dalla destinazione anteriore, dall'età, dall'ordine, e dalla forma sovente distinta, e soventi volte incerta, dalle iscrizioni in quà, e in là per metà scancellate di un edificio in decadenza, dal suo posto, e da altre particolarità, che richiamano gli eventi, ed i costumi antichi. È per tal maniera, che gli avanzi d'un castello posto sulla montagna, d'un convento, d'una vecchia casa signorile, cagionano sensazioni variate a norma de' tempi, e d'altre circostanze, che questi aspetti richiamano allo spirito, e che puonno essere di una grande diversità intrinseca. Ci ritroviamo fra secoli, che non esistono più. Si rivive per qualche istante nell'età della barbarie, e della guerra, ma della forza, e del valore; in quella della superstizione, ma della pietà modesta; nell'età della ferocia, e della passione per la caccia, ma dell'ospitalità, e dell'eroismo.

Tutte le rovine portano lo spirito a far il paragone tra lo stato loro anteriore, ed il presente; ci richiamano gli eventi, ed i passati costumi; e l'immaginazione trova nei monumenti, che le si offrono, l'occasione di penetrare in là della portata degli occhj, e di perdersi fra le immagini, sorgenti secrete, ma copiose di piacere, e di dolce malinconìa.

Tali sono gli effetti delle vere ruine; ed allorchè le fattizie sono ideate di maniera a produrre una felice illusione, possono fare quasi la stessa sensazione.

Il colmo dell'arte sta nel togliere ad esse qualunque sorta d'apparenza artefatta, e dare un'ordinanza, una precisione, una legatura, o una discontinuazione, che le faccia sembrar antiche, e l'opera verosimile dei guasti del tempo, e dell'influenza delle stagioni. Per ottenere ciò è necessaria cosa, ch'esse sieno composte di grandi masse, e che per quanto disgiunto, e smembrato il tutto appaja, si possa ciò non pertanto riconoscere confusamente una certa proporzione fra le parti. L'unione delle parti può essere cessata, poichè la disunione è l'effetto naturale del tempo; ma devono queste essere collocate di maniera a conservare ancora una tal qual connessione, e non essere sparpagliate così da lontano, che l'occhio sia obbligato di raccoglierle penosamente, o peggio ancora, che manifestino l'operazione della mano dell'uomo, che le ha così disperse; dispersione altronde niente indispensabile, come ce lo attestano tutt'i bei resti antichi. Li frammenti intieri di muro potranno restar completi, e riuniti, e far vedere di qual uso eran da prima. Qualche volta pure lo scopo che si prefigge, di produrre cioè una determinata sensazione, rende questa precauzione essenziale. In tal caso bisogna che rimanga qualche vestigio della primiera destinazione dell'edifizio. In conseguenza non vi siano mucchj informi di pietre, che significan nulla, ma delle parti conservate, e di tratto in tratto riunite, che dinotino la forma, e la precedente disposizione dell'intiera fabbrica.