[1]. Fra le opere inglesi meritano d'essere specialmente consultate le seguenti: The rise, and progress of the present taste in planting-parks, pleasure-grounds, gardens etc. in a poetic epistle. 4.º 1767.
Essay on design in gardening. 8.º 1768.
An essay on the different natural situations of gardens. 4.º London 1774.
Letters on the beauties of Hagley, Envill, and the Leasowes: with critical remarks and observations on the modern taste in gardening, by Joseph Heely. 8.º 2 vol. 1777.
The English garden. London, 4.º 1772.
[2]. Taluni si sono compiaciuti chiamar questi giardini Anglo-Chinesi, e farli derivare dall'imitazione di quelli della China, ma per capacitarsi, che ciò non può essere esattamente vero, basterà persuadersi che una nazione, qual è la Chinese, che non conosce le leggi della prospettiva, e quelle del chiaroscuro, non è possibile che si vanti d'avere giardini pittorici, in nessuna relazione altronde colle estere, e grandi nazioni, dalle quali poter copiare il lor bello, che ha una solida base, e che fa continui progressi. La fantasìa di Chambers ha dato luogo a questa precipitata credenza, stata di poi avvalorata dalla nazionale rivalità Francese. Ciò è applicabile alle altre nazioni dell'antichità, e singolarmente ai Romani, la cui parsimonia, e ferocia ne' tempi della repubblica non li hanno permessi, ed il soverchio lusso sotto gli Imperatori non li ha sofferti. La villa d'Adriano presso Tivoli, il più gran avanzo dell'antichità in questo genere, presenta una situazione infelice, ed accenna un ammasso di terme, di teatri, di naumachie, di canopi, e di circhi.
[3]. Si può riguardare questa descrizione come la sorgente comune, dalla quale si sono ricavate tutte le altre, che si son fatte de' giardini Chinesi, comparse successivamente con più o meno d'addizioni, e di cambiamenti. Chambers ne parlò per la prima volta nella grandiosa sua opera degli edificj, mobili, abiti, macchine, e stoviglie, ec. ec. de' Chinesi, ove, occupandosi di simili oggetti, non si diffuse gran fatto sopra de' loro giardini. L'applauso, che riportò quest'opera, fu senza dubbio uno stimolo di più per impegnare l'autore a pubblicare un nuovo trattato, la sua dissertazione sui giardini Orientali, nella quale estese, e sviluppò il ristretto primiero suo piano, chiamando in suo soccorso il genio, ed il buon gusto, onde propagare un quadro attraente del paro per la sua bellezza, che per la sua variazione, e novità.
In opposizione a questa descrizione si vedano le seguenti opere:
Recherches philosophiques sur les Egyptiens et les Chinois, par M. P. Berlin 1773 8.º
Nouveaux mémoires sur l'état présent de la Chine. Paris.