[12]. Gli alberi furono i primi altari, ed i campi i primi tempj. Quelli di pietra, e di marmo nacquero col progresso dell'architettura. Per conservare l'antico rito si costumava piantarvi intorno de' boschi, e questi boschi erano riputati sacri. Ebbe principio in Egitto la costruzione dei tempj; di là fu portata presso gli Assirj, i Fenicj, ed i Sirj; passò quindi nella Grecia colle colonie, e dalla Grecia a Roma. Tale fu la marcia costante della religione, delle scienze, e delle belle arti.
[13]. L'arte architettonica de' tempj era presso i Greci, e i Romani altrettanto diversificata, quanto resa al maggior grado di perfezione. Li dinotavano con i seguenti principali termini: tempio tetrastilo con quattro colonne di fronte; prostilo con colonne avanti; amfitrostilo con colonne avanti, e indietro; periptero a semplice galleria intorno; diptero a doppia; monoptero rotondo con cupola portata da colonne; hipetro colla parte interiore scoperta.
[14]. Il rispetto, che si aveva pei tempj, corrispondeva alla loro bellezza. Erano sicuro asilo al debitore, e al colpevole; in essi non era lecito di tampoco sputare; e nelle pubbliche calamità le donne più gentili prosternate nel santuario vedeansi bagnare il suolo di lagrime, e scoparlo co' proprj capelli. Raramente il conquistatore osava di rapirne le ricchezze; poichè la politica, e la religione del pari contribuivano a rendere questi monumenti sacri, ed inviolabili.
[15]. L'interiore di questi tempj era di una mirabile semplicità; tutto il lusso dell'architettura veniva impiegato al di fuori. Erano per la maggior parte circondati da colonnati, e preceduti da un vestibolo a diverse file di colonne, coronato da frontone, nel cui timpano erano espressi in basso rilievo de' combattimenti, e de' sacrificj. Le colonne posavano alla stessa altezza; non si collocavano giammai le une sopra le altre. I tempj de' riformati s'accostano più de' nostri alla purità, e allo stile de' Greci, e de' Romani. In Londra non esiste un sol tempio moderno immaginato come i nostri, che generalmente non sono che ossature gottiche con ornamenti romani.
[16]. Le caverne sono grandi cavità ripiene di squallore, e di precipizj nelle viscere della terra. Esse si formano per lo divallamento delle roccie, o come si formano gli abissi, e le voragini, per lo scoppio de' vulcani, per l'azione dell'acque, de' vapori sotterranei, e de' terremoti. Queste non sono da introdursi ne' giardini.
[17]. In nessun'altr'opera, quanto in quella delle grotte, il vecchio stile manierato ha fatta una maggior profusione di denaro, di spirito, e di non senso. Ridondavano di simmetrìa, di scale superbe, di colonnati, di statue, e di quadri. I cristalli, le conchiglie, i coralli erano sparsi dovunque; e dove la magnificenza era portata al suo colmo, si vedeva comparire il vero Nettuno composto di mille lucidi sassolini fra getti insidiosi d'acqua, che slanciavano il gambero maliziosetto, e la disinvolta tartaruga, e fra i portentosi suoni d'organi, e di pifferi, che formavano le acque.
[18]. Per variar gli oggetti, invece degli ordinarj romitaggi, si possono introdurre altre specie d'edificj, e di dimore, dedicate alla malinconìa, e alla contemplazione. Possonsi consacrar queste fabbriche non soltanto ai romiti famosi, ma alla memoria ancora d'antichi filosofi, celebri coltivatori della solitudine. Nessuno più di Pitagora, tra i saggi dell'antichità, sembra aver meglio apprezzato i doni della vita campestre, e quella che consigliava a' suoi discepoli, era venerabile, e piena d'allettamento.
[19]. Young nel suo giro nelle parti orientali d'Inghilterra ci riporta la descrizione dell'antica abbazìa di Roche, che si cerca di connettere col vicino parco di Sandbec. Con questa mira si travaglia a formare nel detto parco una nuova scena, il cui spazio consiste in una stretta valle tortuosa, e arborata, quale percorre serpeggiando un ruscello, che bisbiglia attraverso li massi distaccati da rocchi scoscesi, che circondano i fianchi della cavità. Nel mezzo della valle sorgono le rovine dell'abbazìa con grandiosi frammenti di muro, e con archi spaziosi, compiuti in parte, ed in parte spezzati. Tra gli avanzi de' muri, umili arbuscelli spiegano i rami fra le rovesciate colonne; le pareti son tapezzate d'ellere, che vi pendono in tai siti a guisa di festoni. Le tombe de' monaci, i monumenti de' benefattori posti in obblìo da lungo tempo, e le basi delle distrutte colonne sopravanzano l'erba. Infranti quà, e in là si veggono de' gottici capitelli, delle parti di membrature travagliate con molt'arte, e delle statue fracassate. Altri avanzi crepacciati, e in apparenza di crollare, occupano tuttavìa l'antico lor posto. Una rovinata scala, che conduceva sopra una torre, che il tempo ha distrutta, è rimasta in piedi ad una grande altezza, inaccessibile, e scoperta. Nulla v'ha di ben conservato, ma vi restan le traccie di tutto; e queste rovine non lasciano verun dubbio sulle proporzioni, e l'inservienza dell'antico edificio; e radunano in folla nel nostro spirito tutte le idee, che possono nascere all'aspetto d'un luogo antico, consacrato alla religione, e che non presenta oggigiorno che desolazione, e squallore.
[20]. I Greci costumavano di fare le loro statue nude, per meglio rappresentare la natura. I Romani distinguevano le loro statue dagli abigliamenti, chiamando paludate quelle degl'imperatori, dal lungo manto guerriero, che le coprivano; thorocate quelle de' capitani, e cavalieri, dal loro sorcotto; loricate quelle de' semplici soldati. Le statue de' senatori, e degli auguri erano dette trabeate; togate quelle de' magistrati; tunicate quelle del popolo; stolate quelle delle femmine. Le statue si possono distinguere in edestri, equestri, ed assise. La grandezza delle statue si divideva in tre classi: grandi, mezzane, e picciole. Le grandi si suddividevano in altre tre classi; chiamandosi auguste le più grandi dell'altezza naturale, eroiche quelle, che avevano due volte la dett'altezza, e colossali quelle, che si distendevano fino a tre altezze, e più. Le piccole statue pure si dividevano in tripedanee dell'altezza di tre piedi, in cubitali, e palmari. Quanto alla materia, di cui originalmente furono esse composte, v'è apparenza, che la creta, come la più maneggevole, e la più atta a ricevere qualunque forma, fu impiegata per la prima. In seguito fu impiegato il legno; ed i Romani non ebbero per lungo spazio che degli Dei di legno, anche dopo che la scultura assoggettò la pietra, ed il marmo. Vedi Pausania, Plinio, e la dissertazione di Frigelino: de statuis ec. ec.
Trattandosi dell'arte de' giardini ragionati, che ammettono tempj, ed edificj ornati da statue, le più minute particolarità, e circostanze relative alle stesse non sono da ignorarsi.