»
»
fabbri
17
»
»
»
minatori
20
»
»
»
fornai
21
»
»
»
macellai
23
»
»
»
acquavitai
28
»
I venditori d'acquavite muoiono il doppio dei campagnuoli. È proprio il caso di dire colla scrittura: qui gladio ferit, gladio perit!
Ma anche nelle classi più alte e più colte infuria il demonio dell'alcool. Non parlo di quella classe posta a capo degli ordini sociali, in cui libito è sinonimo di licito, in cui sfrenatezza di potere eccita sfrenatezza di desideri. Quante volte le pieghe d'un manto imperiale nascosero pietosamente agli occhi profani il corpo smunto, avvizzito di un alcoolista! — Ma tenendoci in una sfera più modesta, chi di noi non ha personalmente conosciuto molte vittime del bere? Io ricordo sempre un mio compagno d'università, giovane ricco, accuratamente educato, che, al primo trovarsi libero, cominciò a frequentare le bettole, e ben presto passò dal vino all'acquavite ed al rhum. Accasciato di corpo e di mente, i parenti suoi non trovarono miglior partito che di mettergli a fianco una moglie, una giovine bella e gentile, che nella calma gioia della famiglia gli facesse dimenticare gli osceni tripudi della taverna. Ma invano! A nulla valsero le preghiere, le lagrime, i rimproveri. Sorvegliato di continuo in famiglia, egli giunse (ch'il crederebbe?) a corrompere la suocera, comunicandole la sua passione per l'alcool; sicchè, quando la moglie, fidente nella buona guardia della madre, usciva di casa, i due strani alleati si concedevano libero sfogo, e furono veduti talora, dimentichi d'ogni riguardo sociale, cioncare allegramente in una bettola vicina, tra facchini e carrettieri, cui essi servivano, ad un tempo, di pessimo esempio e di ludibrio.
Del resto, questo sprezzo delle convenienze sociali è abbastanza comune nei bevitori. Essi non nascondono il loro vizio. Conobbi un professore, il cui cavallo, ammaestrato dalla quotidiana abitudine, e prevenendo i desideri del padrone, si arrestava, senza bisogno di redini, dinanzi agli spacci di liquori più frequentati della città!
In molte occasioni lo sprezzo delle convenienze è indizio di animo forte. In questa, di cui ragioniamo, parmi invece, segno di quella debolezza morale di cui il beone è preda. L'alcool come gli ha fiaccato l'intelligenza, gli ha tolto ogni forza di volontà. L'infelice può ancora vedere il precipizio in cui cade, ed in cui forse trascina la sua famiglia; ma non può ritrarsene, perchè a ciò abbisognerebbe più somma di energia ch'egli non abbia. La forza morale, anzi, gli si annienta non di rado prima di quella dell'intelligenza; è un naufrago che si vede trascinato dalle onde a schiacciarsi inevitabilmente contro gli scogli. —
Che si può dire dell'alcoolismo nella donna? Meglio nascosta nell'intimo della famiglia, più accorta e più sollecita nel nascondere i propri difetti essa può, meglio di noi, sfuggire alle investigazioni dell'igienista. Si citano dagli autori dei casi di signore in cui l'abuso nella toilette d'acqua di Colonia produsse tutte le manifestazioni dell'alcoolismo. Nel giudicare del fatto stranissimo io non voglio essere tacciato di malignità. Come tutto ciò che proviene dal cielo, le signore hanno il loro sancta sanctorum in cui non è lecito penetrare a sguardo profano. Ma in un'epoca di libero esame come la nostra non sarà permesso qualche dubbio? I medici sono scettici per dovere. Or sono pochi mesi io visitai una gentile sposina diciottenne, la quale alle mie insistenti domande per rintracciare le cause di certi suoi disturbi, mi confessò, arrossendo, ch'essa usava bere ogni giorno più spesso tre che due litri di vino. E vi prego di credere che, ove bisognasse, potrei moltiplicare gli esempi.