Notissimo ai nostri contadini è il Rhinchytes betuleti, che in dialetto piemontese chiamano taglietto o tajet, e nella lingua Sigarajo o Tortiglione, ed anche Punteruolo. Quest'ultimo nome esprime un carattere assai vistoso che distingue la famiglia di Coleotteri cui spetta questo, detta dei Rinchiti, ed è che il loro apparato boccale si allunga e si fa acuto a mo' di becco. Il nome di sigaraio gli viene da ciò che, siccome ora dirò meglio, egli avvoltola le foglie della vite, facendo loro prendere una forma somigliante a quella di sigaro. È quest'insetto dannosissimo alla vite: in sul principio di maggio comincia per questi insetti l'opera della riproduzione: i maschi e le femmine vanno insieme sul picciuolo della foglia e lo rodono per modo che la foglia cade giù penzoloni: allora la femmina incomincia a deporre qualche uovo alla base della foglia e poi prende ad accartocciarla, poi depone altre uova e l'accartoccia ancora, e così via la riduce alla forma di sigaro che gli fece dare i nomi sopradetti. I romani antichi la chiamavano Involvulus, e Plauto a questo insetto che si avvoltola nella foglia paragonava una persona imbrogliata nel suo parlare e che s'andava avvoltolando nel discorso:
Involvulorum quæ in pampini folio implicat se
Itidem haec exorditur sibi intortam orationem.
La foglia avvoltolata perde a poco a poco il suo verde ed ingiallisce per mancanza di umori, tagliate quasi al tutto le comunicazioni col ramo.
Dopo una diecina di giorni, poco più poco meno, sgusciano dalle uova le larve che rodono le foglie, e a un dipresso in un mese hanno il loro pieno sviluppo: passano allora allo stato di ninfa, e al principio di luglio son diventati insetti perfetti. Non raramente i Rinchiti, specialmente quando sono in grande numero, fanno cadere anche i grappoli col rodere loro in massima parte il picciuolo.
Il riparo migliore contro questi insetti sta nel raccogliere i pampini avvoltolati e bruciarli: dico bruciarli, non affidarli al terreno, ove le larve troverebbero e trovano naturalmente scampo.
Probabilmente altre specie di rinchiti molto affini a questi: R. bacchus, R. populi, ecc., che consuetamente devastano altre piante, danneggiano pure qua e colà la vite, per cui non sono d'accordo i naturalisti intorno alla identità della specie.
È pure un Rincoforo, il Brachyrrhinus ( Otiorhyncus ) che rode le gemme, i teneri germogli di parecchi alberi ed anche quelli della vite: secondo il Genè questo insetto nel 1808 danneggiò grandemente i vigneti dell'Italia superiore: oggi non si vede più tanto numeroso.
Vuole pure qui essere menzionato lo Apoderus coryli, che spetta alla stessa famiglia, intacca molte piante ed anche le viti, ed ha costumi affini a quelli dei rinchiti.
Venne dato il nome di Anobiidi ad una famiglia d'insetti che intacca il legno, tanto degli alberi vivi, quanto anche il legno secco e già foggiato dall'uomo per suo proprio uso in mobili di varie sorta. Gl'insetti di questa famiglia sono molto somiglianti a quelli della famiglia degli Ptinidi di cui tutti conoscono i Ptini, che entro al legno degli armadî e dei cassetti nelle case vanno scavandosi le loro piccole gallerie e producono quel piccolo rumore secco e continuato che nel silenzio della notte entro alla stanza di un malato spaventa chi veglia e si ebbe il funereo nome di Oriuolo della morte. Agli Anobiidi e precisamente alla sottofamiglia degli Apatini appartiene il Synoxylon muricatum, che ha una forma singolare: capo piccolissimo e quasi nascosto nel protorace, e troncato il corpo dalla parte posteriore. Questo coleottero in istato di larva vive nei tralci, entro ai quali in varia direzione si scava gallerie pascendosi delle materie degli strati legnosi che viene disaggregando: a mano a mano che si spinge avanti la parte scavata si riempie dei suoi escrementi e della polvere rosa del legno; passa dopo un periodo variabile di tempo in istato di ninfa nella stessa sua galleria, poi verso la fine del luglio compie la sua ultima trasformazione, trafora il legno ed esce. S'intende come il danno che reca sia grave con questo suo traforare il legno, e gravissimo quando si moltiplica straordinariamente; convien dire tuttavia che, come quasi tutti gl'insetti suoi affini che intaccano il legno, predilige i tralci malaticci o in via di deperimento. È uno degl'insetti più malagevoli da distruggersi, vivendo esso inosservato entro al legno[IV-8].