[Illustrazione]

Oh, la nostra tenuta era magnifica e veramente da parata!

Mentre si camminava, s'udì lo scalpitare di vari cavalli al trotto serrato e tutta la colonna si fermò ritraendosi verso la siepe a destra e facendo fronte per vedere i cavalieri e dar loro il passo.

Era Garibaldi col suo Stato Maggiore e il suo aiutante Canzio in tuba, come davanti il libraio Grondona in via Carlo Felice a Genova.

[Illustrazioni]

Scese le scale di palazzo Piombino, zufolando con tristezza una sua vecchia canzone di Montevideo, Garibaldi era uscito ultimo e contro suo costume al galoppo da Monterotondo, e stava in testa alla cavalcata con un bianco ronzinante inscheletrito a guisa di quello dell'Apocalisse, una sella da capraro e le cinghie delle staffe in corda [Vedi illustrazione]. Al nostro arrestarci mise anch'egli l'ignaro e squallido quadrupede al passo e ne tolse occasione per guardarci tutti in muta rassegna. I militi alzarono i berretti e i cappelli sulla punta delle baionette e lo salutarono col grido: viva il nostro duce! O Roma o morte!

All'epoca di Aspromonte, nell'agosto del 1862, l'imperatrice Eugenia aveva cinicamente risposto: Morte e non Roma.

Arrivato egli alla mia compagnia, ridotta ai molti quattordici uomini, gli feci il saluto militare col bastone a foggia di sciabola, ed egli a saluto di risposta diede improvviso due così energici colpi di sprone al suo invalido Pegaso, che lo fece sbalzar d'un tratto a parecchi metri, e proseguì di volo verso Mentana.

Ricorderò sempre quello sbalzo e chi sa quali pensieri avrà suscitato in quel magnanimo l'aspetto delle nostre tristi condizioni e delle nostre armi?

Mentana, che noi nominiamo con riverenza e con affetto come di un nido dove sono germogliate le più belle speranze della vita, è un paesello di poco più i cinquecento abitanti e siede in una conca inghirlandata da verdi poggi. Scendendo dal prossimo Monterotondo, s'incontra a sinistra una chiesa isolata e poi la strada tira via dritta da mezzogiorno a tramontana e la fiancheggiano in schiera dall'uno ed altro lato le case che costituiscono il nostro villaggio e di cui quel municipio dovrebbe crearci tutti almeno cittadini onorarii. A destra, in fondo al paese, per un erto chiassuolo selciato di montagna si sale al castello degli Orsini, e un po' più innanzi la strada consolare si sbieca a mancina montando alla vigna del Principe o Villa Santucci.