Da quel punto diminuì la burbera ed ostile distanza tra noi ed i nostri condottieri; il capitano Fougerousse, uomo dall'aspetto molto serio, aprì cordiale conversazione con Bertani palesandogli la sua ammirazione per noi e sensi liberi, come il medico nostro scrisse poscia in una nota sua lettera, e il maggiore Sgarallino senza rimarco del capitano francese ordinava egli medesimo da cavallo i riposi a noi stanchissimi e i movimenti di marcia.

La vita è una continua antitesi dalla nascita all'avello, dalle nozze al divorzio, dalle danze ai funerali!

Spossati, affranti di dolore, insonnia e fame, arrivammo a notte inoltrata a Passo Corese, dove i nostri granatieri del settimo reggimento ci accolsero colle maggiori dimostrazioni di simpatia e ci ristorarono con quanto era in loro possesso da buoni e leali soldati.

Si partì subito in ferrovia per Terni, dove incontrammo parecchi dei fuggitivi prima della battaglia quasi avessero il rimorso di far ritorno alle loro case, e di là a Firenze, dove spargemmo la notizia non conosciuta delle truppe napoleoniche alla battaglia di Mentana e in prova consegnai all'Oliva Antonio, direttore del giornale La Riforma, una palla dei loro fucili Chassepots raccattata sul campo.

Così era finita la campagna dell'Agro romano, che quantunque durata brevi giorni fu tra le più commoventi e disastrose.

Gli sgherri papalini ed i preti avevano coperto di ingiurie i nostri prigionieri tradotti a Roma nelle stalle di castel Sant'Angelo e poi a Civitavecchia, sputato loro in volto e loro strappate ciocche di barba e di capelli; ma Mentana, la gloriosa patria di Crescenzio, era stato il Mane, Tekel, Phares del Nabuccodonosorre sacerdotale e là in quello storico villaggio, dove il 23 novembre 800 Carlo Magno col desinare largiva a Leone III il dominio di Roma e della Comarca, dieci secoli e mezzo dopo e nello stesso mese, il 3 novembre 1867, Napoleone III, salito col tradimento e le stragi tiranno di Francia, invano sorreggeva con nuovo nefasto eccidio il potere temporale dei papi, che quivi veniva dalla coscienza italiana condannato a morte.

Vero è bene che la breccia di Porta Pia si spalancò, con scarsa dignità, quando il sovrano gallico ignobilmente aveva ordinato stando a letto la capitolazione di Sédan e ceduta poi la spada dell'impero al vecchio Guglielmo di Prussia invece di bruciarsi le cervella piuttosto che rendersi come Teodoro re d'Abissinia sconfitto dagli inglesi, o per lo meno di uccidersi al pari dello scorpione ricinto dalla bragia: ma gli italiani moralmente erano entrati in Roma colla sconfitta di Mentana, il cui solo nome era per essi divenuto segnacolo di rivincita e di trionfo.

FINE.

End of Project Gutenberg's Mentana e il dito di Dio, by Ettore Pozzi