Beppe. — Ma se nullameno vi fossero di quelli, che per un capriccio qualunque volessero opporsi ad una deliberazione presa nell'interesse di tutti?

Giorgio. — Allora naturalmente bisognerebbe ricorrere alla forza, poichè, se non è giusto che le maggioranze opprimano le minoranze, non è nemmeno giusto il contrario; e come le minoranze hanno il diritto d'insurrezione, le maggioranze hanno quello di difesa, o, se la parola non v'offende, di repressione.

Non dimenticate però che sempre e dappertutto gli uomini hanno il diritto imprescrittibile alle materie prime ed agl'istrumenti di lavoro, sicchè possono sempre separarsi dagli altri e restare liberi e indipendenti. È vero che questa non è una soluzione soddisfacente, perchè così i dissidenti resterebbero privati di molti vantaggi sociali che l'individuo isolato o il gruppo non basta a produrre, e che domandano il concorso di tutta una grande collettività... ma che volete? gli stessi dissidenti non saprebbero pretendere che la volontà di molti fosse sacrificata a quella di pochi.

Persuadetevi, al di fuori della solidarietà, al di fuori dell'amore, al di fuori della mutua assistenza, e, quando occorre, del mutuo compatirsi e sopportarsi, non v'è che la tirannia o la guerra civile; ma siate sicuro però che, siccome tirannia e guerra civile sono cose che fanno male a tutti, gli uomini, non appena saranno arbitri dei loro destini, si avvieranno verso la solidarietà, in cui soltanto possono realizzarsi i nostri ideali, e per essi la pace, il benessere e la libertà universale.

Notate pure che il progresso, mentre tende a solidarizzare sempre più gli uomini tra di loro, tende anche a renderli sempre più indipendenti e capaci di bastare a loro stessi. Per esempio: oggi per viaggiare rapidamente sopra terra bisogna ricorrere alle ferrovie, le quali richiedono, per essere costruite ed esercitate, il concorso di gran numero di persone; sicchè ciascuno è obbligato, anche in anarchia, ad adattarsi al tracciato, all'orario ed alle altre regole che la maggioranza crede migliore. Se però domani s'inventa una locomotiva che un uomo solo può condurre, senza pericolo nè per lui nè per gli altri, sopra una strada qualunque, ecco che non c'è più bisogno di tener conto, in questa questione, del parere altrui, e ciascuno può viaggiare per dove gli pare ed all'ora che gli pare.

E così per mille altre cose che si potrebbero fare fin da ora, o che in avvenire si troverà il mezzo di fare; sicchè si può dire che la tendenza del progresso è verso un genere di relazione tra gli uomini che si può definire colla formula: solidarietà morale ed indipendenza materiale.

Beppe. — Va bene. Dunque tu sei socialista e tra i socialisti sei comunista e anarchico. Perchè mo' ti chiamano anche internazionalista?

Giorgio. — I socialisti sono stati chiamati internazionalisti perchè la prima grande manifestazione del socialismo moderno è stata l'Associazione internazionale dei Lavoratori, che per abbreviazione si chiamava L'Internazionale. Quest'associazione, surta nel 1864, collo scopo di unire gli operai di tutte le nazioni nella lotta per l'emancipazione economica, aveva al principio un programma molto indeterminato. Poscia nel determinarsi si divise in varie frazioni, e la sua parte più avanzata giunse fino a formulare e propugnare i principii del socialismo anarchico, che io ho cercato di spiegarvi.

Ora quest'associazione è morta, in parte perchè perseguitata e proscritta, in parte per le divisioni intestine e per le varie opinioni che se ne contrastavano il campo. Da essa però sono nati e il grande movimento operajo che ora agita il mondo, e i varii partiti socialisti dei diversi paesi, e il partito internazionale socialista-anarchico-rivoluzionario che ora si va organando per dare il colpo mortale al mondo borghese.

Questo partito ha per iscopo di propagare con tutti i mezzi possibili i principii del socialismo anarchico; di combattere ogni speranza nelle concessioni volontarie dei padroni o del governo e nelle riforme graduali e pacifiche; di risvegliare nel popolo la coscienza dei suoi diritti e lo spirito di rivolta, e spingerlo ed ajutarlo a fare la rivoluzione sociale, vale a dire a distruggere il potere politico, cioè il governo, e a mettere in comune tutte le ricchezze esistenti.