Fa parte di questo partito chi ne accetta il programma e vuol combattere, insieme agli altri, per la sua attuazione. Il partito non avendo capi ed autorità di nessuna specie ed essendo tutto fondato sull'accordo spontaneo e volontario tra combattenti per la stessa causa, ciascuno conserva piena libertà di unirsi più intimamente con chi meglio crede, di praticare quei mezzi che crede preferibili, e di propagare le sue idee particolari, purchè non si metta per nulla in contraddizione col programma e colla tattica generale del partito; nel qual caso non potrebbe più essere considerato quale membro del partito stesso.

Beppe. — Perciò tutti quelli che accettano i principii socialisti-anarchici-rivoluzionarii sono membri di questo partito?

Giorgio. — No, perchè uno può essere perfettamente d'accordo col nostro programma, ma può, per una ragione o per l'altra, preferire di lottare da solo o d'accordo con pochi, senza contrarre vincoli di solidarietà e di cooperazione effettiva con la massa di quelli che accettano il programma. Questo può anche essere un metodo buono per certi individui e per certi fini immediati che uno può proporsi; ma non può accettarsi come metodo generale, perchè l'isolamento è causa di debolezza e crea antipatie e rivalità là dove si ha bisogno di affratellamento e di concordia. In ogni modo noi consideriamo sempre come amici e compagni tutti quelli che in qualunque modo combattono per le idee per le quali combattiamo noi.

Vi possono essere poi quelli che sono convinti della verità dell'idea, e nullameno se ne stanno a casa loro, senza occuparsi di propagare quello che credono giusto. A costoro non si può dire che non sieno socialisti e anarchici d'idea, poichè pensano come noi; ma è certo che debbono avere una convinzione molto debole o un animo molto fiacco; perchè quando uno vede i mali terribili che affliggono sè stesso ed i suoi simili e crede di conoscere il rimedio per metter fine a questi mali, come può fare, se ha un po' di cuore, a starsene tranquillo?

Colui che non conosce la verità non è colpevole: ma lo è grandemente chi la conosce e fa come se l'ignorasse.

Beppe. — Hai ragione, ed io appena avrò un po' riflettuto su quello che mi hai detto e mi sarò persuaso per bene, voglio entrare anche io nel partito e mettermi a propagare queste sante verità — e se poi i signori chiameranno anche me birbante e malfattore, dirò loro che vengano a lavorare e a soffrire come faccio io, e poi avranno diritto di parlare.


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