La schiavitù, contenuta in limiti modesti ne’ tempi e presso i popoli meno economicamente progrediti, concorse all’iniziale accumulazione della ricchezza; e, per una reciproca azione, l’accumulazione e la schiavitù tendevano insieme a svilupparsi sino a raggiungere il più alto grado compatibile con le condizioni della civiltà antica.

Il capitale, sorto da prima come capitale commerciale[96], si andava in parte convertendo in capitale industriale, in parte, con la sua pressione, dava la spinta al sorgere de’ rudimenti del sistema capitalistico, cioè di un’economia in cui il prodotto non serve più all’uso personale ed immediato del produttore, ha bensì carattere di merce.

Ma, per dirlo con le parole del vecchio Seneca. “le ricchezze sorgono da molte povertà„; e quest’accumulazione primitiva, sopra tutto nel campo dell’economia agricola, avea per effetto diretto l’espropriazione delle masse, la creazione di quel numeroso proletariato, ch’è come la chiave di volta di tutta la storia antica, e i cui bisogni, il cui sostentamento e la cui attitudine ci dànno la spiegazione di tanti degli avvenimenti e del sorgere e del decadere delle istituzioni del mondo antico.

Dato il capitale ed il proletariato, questi due elementi della produzione, questi due cooperatori ed avversari, questi due elementi chiamati a convivere e a contendere tra loro, la schiavitù perdeva la sua ragione d’essere ed era ormai destinata ad essere eliminata come superflua.

In pari tempo, il capitale, non commisurando più la produzione al bisogno ma al suo impiego, tendeva a moltiplicare la produzione, a specificarla e variarla, ad affinare e sviluppare la tecnica; e dovea quindi sentire sempre più l’insufficienza e la scarsa produttività del lavoro servile; che prima, o non era rilevata e sentita, o, sentita, rimaneva indifferente.

Perchè poi questo movimento che conduceva direttamente all’economia capitalistica e all’adozione generale del salariato, approdasse, indugiandovisi, ad una forma intermedia come il servaggio e l’artigianato, è anche cosa che trova la sua spiegazione nelle condizioni del capitale e della massa lavoratrice e nelle particolarità che accompagnarono la caduta dell’impero romano.

Come sarà meglio dimostrato appresso, il crollo dell’Impero e le invasioni barbariche, che ne furono la causa più prossima e più appariscente, esercitarono un’azione violenta e perturbatrice sull’iniziata evoluzione della forma di produzione, e favorirono, come effetto immediato, il regresso verso una forma economica più primitiva e rudimentale, verso il servaggio; ma a torto si considererebbero come le cause determinanti e della fine della schiavitù, che, rósa già da tempo alle radici, sopravvisse alla caduta dell’Impero[97], e della servitù della gleba, che, già prima di quegli eventi, era sorta e si veniva sviluppando sotto l’azione di cause più complesse e continue.

Non in tutti i popoli dell’antichità è possibile seguire il processo evolutivo di cui si è fatto cenno, sì perchè lo sviluppo economico di varî d’essi rimase a lungo rudimentale, e non presenta quindi dal nostro punto di vista interesse, sì perchè non di tutti, anzi di pochi, abbiamo notizie tali, che, pur nella loro incompiutezza, ci permettano di scorgere e d’indurre positivamente le tracce della lotta tra uno ed un altro ordinamento economico. Ma la storia di Atene e la romana ci offrono un utile campo d’indagine e ci consentono di trovare un addentellato alla nostra struttura economica, di cui contengono in sè i germi e simulano anche qualche volta, in qualche punto, le forme.

Il crescere del numero degli schiavi e l’azione che a loro si può attribuire sulla vita economica, la formazione di un proletariato e la sua funzione economica e politica, lo sviluppo del capitale commerciale, la concorrenza del lavoro libero e del lavoro servile, i rudimenti del credito e d’imprese industriali; sono nella storia ateniese come tante pietre miliari del cammino verso una struttura economica diversa da quella fondata sulla schiavitù.

Senonchè, col rapido decadere della importanza politica di Atene, questi fenomeni si alterano, e noi perdiamo anche il modo di seguirli distintamente nelle loro successive vicende. Ma nella storia romana quei fenomeni e quel processo si ripetono in forma più intensa, su di una scala più vasta, con persistenza maggiore, in un assai più lungo giro di tempo; e in questo impero universale, che cerca di accomunare e fondere l’Oriente e l’Occidente e in cui tutto il lavorìo lento e larvato dell’epoca ellenistica porta i suoi frutti nel campo della vita pratica e in quello della vita morale, noi possiamo vedere a poco a poco dissolversi e indi ruinare la vecchia compagine politica, appunto con lo svilupparsi e il grandeggiare delle cause e degli elementi, onde sorgeranno la nuova economia e la nuova civiltà.