L’uomo per provvedere gradatamente a’ suoi bisogni, sempre crescenti, trae profitto dalla natura in mezzo a cui vive; e, ciò facendo, la modifica necessariamente, con azione incessante e progressiva, formando nell’ambiente naturale un ambiente artificiale. Da questo comune sostrato, come da un terreno una flora, germogliano, in forma sempre più complessa, tutte le manifestazioni morali e giuridiche, le quali variano col variare delle condizioni materiali, che ne sono l’occasione e il presupposto. Le leggi, i costumi, le idee, le istituzioni, sono, al tempo stesso, derivazione più o meno remota e mezzo di conservazione della convivenza umana in ogni stadio del suo sviluppo.

L’ambiente artificiale, intanto, la struttura economica, fattura e fattore della società, si trasforma senza interruzione con lo svolgersi e il progredire delle cause stesse che l’hanno prodotto, cioè de’ modi sempre più perfetti e più intensi di usufruire l’ambiente naturale; e così, automaticamente, nel seno stesso del vecchio si creano nuovi ambienti artificiali e nuove strutture economiche e, come conseguenza, nuove forme di vita giuridica e morale.

Le trasformazioni sociali sembrano l’opera consapevole e diretta degli uomini, è, in realtà, ne sono soltanto l’effetto mediato e in parte inconsapevole, perchè la loro origine e la loro causa, più o meno visibili, si debbono cercare nel vario grado raggiunto dagli uomini nell’appropriarsi e utilizzare i mezzi, con cui soddisfano alle loro più immediate esigenze. Nulla va perduto di quanto gli uomini compiono materialmente e moralmente, ma ogni sforzo individuale va a fondersi, come in una grande risultante, nella struttura economica formata nel corso delle generazioni, dalla quale prendono le mosse e sono determinate, in via diretta o indiretta, prossima o lontana, le rivoluzioni politiche e sociali ed anche quelle del pensiero e de’ sentimenti con tutte le conseguenti e varie manifestazioni.

Così tutto nella storia è soggetto, per necessità intrinseca, ad un perenne mutamento, ed ogni forma sociale sviluppa ed alimenta, essa stessa, con i germi di una forma diversa che ne prenderà il posto, il principio della sua dissoluzione.

In ciò consiste il processo dialettico della storia. Esso trova nello svolgimento delle forze produttive la sua ragione d’essere e la causa ultima a noi nota; ha nel grado di sviluppo del modo di produzione e nella forma di produzione il presupposto e la condizione del complesso de’ suoi fenomeni, e si svolge maestosamente attraverso i secoli con manifestazioni diverse di aspetti e di gradi, d’epoca in epoca.

È dunque nella stessa evoluzione economica dell’antichità, che si dovrà cercare la soluzione del problema storico che ci siamo proposto.

Questo saggio intenderebbe appunto a rintracciare storicamente le cause, che determinarono il tramonto della schiavitù nel mondo antico, e la loro genesi, con l’indirizzo che ho esposto e, insieme, con pieno ossequio allo stato obbiettivo de’ fatti.

L’economia antica, considerata nel suo insieme e specialmente nel suo periodo iniziale, ha come precipuo carattere questo: che i mezzi di produzione e la mano d’opera sono riuniti presso la stessa persona, sia che la produzione avvenga individualmente, sia che avvenga per la cooperazione di schiavi; e inoltre il produttore, inizialmente almeno, produce per provvedere ad un suo privato o familiare bisogno e con lo scopo del consumo diretto.

L’economia moderna ci presenta, almeno nella sua forma più rilevante, dissociati i mezzi di produzione e la mano d’opera; e il prodotto ha essenzialmente carattere di merce, non è fatto cioè per provvedere al consumo diretto del produttore.

Lo svolgimento delle forze produttive che da una forma di economia ha sviluppata l’altra e ne spiega l’origine, ha pure eliminata la schiavitù, che, con un evidente e notevole processo dialettico, ha col suo stesso crescere e dilatarsi apparecchiata la sua fine.