Intanto il mondo procedeva, e potea parere anche che gli rivelasse una nuova coscienza chi non facea che raccoglierne l’eco dispersa. Dire che la più elevata morale umana e il cosmopolitismo, che trovavano una espressione nella scuola stoica, avessero in questa la loro origine e per essa soltanto entrassero nel campo della civiltà; potrebbe fors’anche equivalere al dire che la terra si muove, perchè qualcuno ne ha dimostrato il moto, e non già che qualcuno ne ha dimostrato il moto, perchè essa si muove. In verità può forse essere più rispondente alla realtà il pensare che la nuova morale umana e il cosmopolitismo si svolgessero naturalmente da’ nuovi rapporti di vita creati dall’attività multiforme, feconda, diffusa dell’epoca ellenistica e nell’ambito dello stato universale, in cui si veniva sempre più trasformando il dominio romano.
Il mondo procedeva e, senza che i contemporanei, strumenti essi stessi della rinnovazione, ne potessero apprezzare gli effetti meno prossimi, veniva creando le condizioni di una nuova forma di produzione, di una nuova organizzazione economica, che si surrogava alla precedente ed eliminava a grado a grado la schiavitù, rendendola non solo inutile, ma facendone un inceppo allo svolgimento economico e morale della società.
Ma, non occorre dimenticarlo, era questa trasformazione obbiettiva del modo di produzione e delle sue condizioni d’essere che eliminava gradualmente la schiavitù, non già l’opinione soggettiva della scarsa utilità sua; opinione, che, in quanto diveniva coscienza individuale o comune, era pur sempre una conseguenza di quel fatto.
Chi dice che la schiavitù venne meno, perchè gli uomini si accorsero di poterle sostituire più utilmente qualche altra cosa, crede di essere agli antipodi di chi attribuisce la fine della schiavitù al formarsi di un nuovo concetto morale della sua legittimità e de’ rapporti tra schiavi e padroni; eppure egli guarda la storia dallo stesso punto di vista. Infatti, non è un diverso rapporto delle nostre condizioni di vita, una metamorfosi dell’economia sociale, ciò che spiega, in ultima istanza, le nostre nuove ideologie, ma son queste invece che inducono la modificazione degli ordini economici e civili? Ebbene, allora i mutamenti sociali possono essere spiegati, tanto con l’azione di idee religiose e morali, quanto con quella di un ragionamento utilitario; e sarebbe un errore psicologico il sostenere che, sempre e in ogni cosa, l’azione è determinata da uno scopo di utilità immediata e materiale. Inoltre, col dire che la schiavitù sarebbe stata eliminata dalla sopravvenuta opinione della sua scarsa utilità, si sposta e si caccia un po’ indietro la questione piuttosto che non la si risolva, e si elude la spiegazione del fenomeno, mettendo innanzi una spiegazione che essa stessa ha bisogno di essere spiegata. Giacchè nessuno potrà fare a meno di chiedersi, perchè mai, e in virtù di qual fatto, sorgesse questo nuovo concetto della funzione della schiavitù, e perchè sorgesse in un periodo della storia piuttosto che in un altro.
IX.
Dunque il sorgere del Cristianesimo e, in genere, le nuove correnti d’idee, la rinnovata coscienza morale e religiosa non valgono a spiegare il tramonto della schiavitù?
E allora dove ne cercheremo la causa?
“Occorre — dicevano Marx ed Engels in un piccolo memorabile scritto — “occorre tanto acume per comprendere che con le condizioni di vita degli uomini, con i loro rapporti sociali, con la base della loro società, mutano anche i loro modi di vedere, i loro concetti, le loro opinioni e, in una parola, anche la loro coscienza?
“Che altro mostra la storia delle idee, se non che la vita, la produzione morale si trasforma col trasformarsi della produzione materiale?
“Si parla d’idee che portano la rivoluzione in una intera società; ma con ciò si esprime solo il fatto che si sono formati gli elementi della nuova società nel seno dell’antica e che, col perire delle vecchie condizioni di vita, tramontano, di pari passo, le vecchie idee„.