Si erano create insomma e si venivano sempre più svolgendo quelle condizioni, che rendevano più accessibile e più conveniente l’impiego del lavoro libero e concorrevano quindi ad eliminare gradualmente l’impiego del lavoro servile.

Infatti, la stessa epigrafe citata del 329/8[442] ci offre un impiego limitato di schiavi, in tutto diciassette schiavi pubblici, e ci dà modo di valutare approssimativamente l’indole e la convenienza del loro impiego, la loro utilità, il loro costo. La loro alimentazione giornaliera costa tre oboli, a cui debbono aggiungersi, pel sorvegliante, altri tre oboli di vitto e dieci dramme mensili di mercede[443]. Nel corso della seconda pritania si comprano loro diciassette berretti del costo di quattro dramme, cinque oboli e tre quarti[444]; nella pritania sesta si rifanno loro i calzari spendendo quattro dramme per uno, e in tutto sessantotto dramme[445] e si spendono pure, per un sacrificio e cinque vasi di vino, altre trentanove dramme[446]; nella quarta pritania, per fornirli di mantelli si spendono altre diciotto dramme e tre oboli per ognuno, in tutto trecentoquattordici dramme e tre oboli, e poi ancora settantasei dramme e tre oboli per tuniche di pelle, a quattro dramme e tre oboli l’una, e centodue dramme per calzari, a sei dramme l’uno[447].

Durante il corso della quarta pritania, a quanto appare, venne a morire uno degli schiavi, e vi fu luogo ad altre spese per la cremazione del cadavere e per la purificazione[448]. Nella decima pritania, in cui gli schiavi son ridotti a sedici, la solatura a’ calzari importa un’altra spesa di quaranta dramme, e due altre dramme sono spese senza che si sappia il perchè[449]. Nell’epigrafe del 317-307 compare anche un’altra spesa, una mercede mensile di otto dramme e due oboli per la compera al mercato di quanto occorresse per gli schiavi[450]; e poi altre spese per iniziazioni e funzioni religiose riguardanti i misteri[451].

Inoltre, nella prima epigrafe, si vede che occorreva prendere in fitto ordigni ed utensili per fare eseguire i lavori[452].

Si è detto che, secondo la prima epigrafe, il costo giornaliero dello schiavo sarebbe stato di una dramma al giorno, circa[453]. Fare un conto preciso, è difficile, specie con la mancanza di altri dati; ma si può ben dire, con probabilità che, se non superava questa cifra, non vi rimaneva inferiore.

Anche limitando ad una dramma il costo del mantenimento, il margine di tre oboli avrebbe dovuto compensare l’impiego del capitale, i rischi, le malattie, le giornate disoccupate. Questo calcolo poi terrebbe presente l’anno 329/8, in cui l’orzo fu venduto a tre dramme e il frumento a sei dramme[454]; mentre noi sappiamo che altre volte il costo dell’uno e dell’altro salì assai più alto. In questi casi, più che mai, lo svantaggio dell’impiego del lavoro servile dovea saltare agli occhi; e, come si è visto, le oscillazioni del prezzo de’ cereali erano forti e continue.

Pure, anche fuor de’ casi straordinarî, l’inferiorità e la poca convenienza del lavoro servile erano destinate ad apparire sempre più manifeste. Le spese di sorveglianza e di direzione, la minore produttività del lavoro servile, le attitudini d’ordinario affatto elementari degli schiavi, le spese di nolo degli utensili; queste ed altre cose costituivano tanti svantaggi, specialmente rispetto al cottimo. Se anche, ne’ casi di scarsa concorrenza, questo elevava per un momento la mercede del lavoro, la ribassava poi col suscitare la concorrenza, e, in ogni caso, rendeva più spedita e più facile l’esecuzione di qualsiasi opera, più sicuro il suo perfetto adempimento, più certo il suo conto, nè vincolava il tempo e la libertà del committente. A quali scarse proporzioni potesse scendere la mercede del lavoro con l’introduzione di questi prezzi unitari, ce lo mostra la retribuzione di una dramma e un obolo e mezzo al misuratore del frumento, per ogni centinaio di medimni, e di quattro oboli soli, per ogni centinaio, a’ caricatori[455]. Misurare e caricare cento medimni, se non importava una giornata di lavoro, vi restava inferiore di poco.

XXXV.

Le cause di dissoluzione dell’economia servile divenivano quindi, di continuo, più operose, e più manifesti ne apparivano gli effetti; e, tra le altre cose che c’inducono a toglier fede all’esistenza di quattrocentomila schiavi, asserita da Ctesicle per l’Attica, deve esser posta, in prima linea, questa decadenza dell’antica struttura economica, a cui si conviene meglio il decrescere che non l’aumentare degli schiavi.

Con la fine del quarto secolo, intanto, vien meno anche la possibilità di seguire da vicino e con l’aiuto di notizie più specifiche e minute le ulteriori fasi dell’economia greca. Dobbiamo limitarci alla cognizione degli effetti più appariscenti, dell’aspetto generale, che il paese assunse, del suo declinare per la curva discendente della parabola, della concentrazione progrediente della ricchezza, del suo spopolamento; tutte cose che, al tempo stesso, sono documento della persistenza delle cause dissolventi fin qui indagate, e trovano la spiegazione e il commento in queste stesse cause e nella creazione di nuovi centri d’industria e di civiltà e nella perduta egemonia, che toglieva ad Atene specialmente di poter sorreggere con una forma di puro parassitismo la sua posizione già culminante.