L’elenco così minuzioso e differenziato delle varie categorie di servi è stato in buona parte condotto sulle tracce epigrafiche, che ci rimangono, dell’ordinamento della casa imperiale e sugli scrittori dell’epoca imperiale; ma in parte se ne trova riscontro anche negli scrittori dell’ultimo periodo dell’epoca repubblicana, a cui la materia poteva dare occasione a farne cenno. Non di rado parecchie di quelle funzioni ed incombenze, che sono enunciate con nomi distinti, si trovavano raccolte in una stessa persona[573], tanto più quanto era meno considerevole la casa; ma, con le ingenti fortune che si erano venute cumulando negli ultimi tempi della repubblica, la tendenza a questa divisione di lavoro, e si potrebbe talora dire anche d’ozio, si faceva sempre più insistente. Cicerone[574] stesso trovava di cattivo gusto l’affidare a un solo schiavo funzioni disparate.

D’altra parte tutte quelle opere gigantescamente faticose, come le gettate in mare, l’artificioso mutamento dell’aspetto de’ luoghi e le opere di genere voluttuario, quali i giardini con i loro parchi, le loro piscine e tutte le bizzarrie e gli abbellimenti suggeriti dal capriccio, di luculliana memoria, lasciano concepire e travedere lunghe torme di schiavi messi per lunga durata, senza interruzione e senza tregua, a domare con la crudele ostinazione dell’uomo l’inerte e dura resistenza della materia bruta.

I giuochi del circo, poi, gli spettacoli gladiatorî, caratteristici della vita romana, che, a preferenza di ogni rappresentazione teatrale, divennero la vera festa nazionale romana[575], importavano un altro notevole aumento di schiavi, una requisizione permanente destinata a rinnovarsi continuamente.

I funerali, il conferimento di magistrature, la ricorrenza di solennità cittadine divenivano tutti occasione e fomite di questi tragici giuochi; e, a misura che il gusto stracco si sentiva stuzzicato da quell’aere sensazione del sangue versato per trastullo e l’uso si estendeva da’ più a’ meno ricchi, dalla capitale alle provincie, crescevano queste legioni di dilettanti della morte, di cui ben presto i padroni stessi avrebbero poi fatto una così amara esperienza.

La schiavitù, così, si diffondeva e sviluppava straordinariamente, alimentata dalle guerre e dalla pirateria, fecondata, in città e in campagna, da una nuova fase della vita economica, adoperata, nella complicazione crescente de’ rapporti sociali, alla soddisfazione de’ moltiplicati bisogni, impiegata dallo Stato stesso nel vario estendersi delle sue funzioni, dalle società e da’ privati nella gestione delle loro industrie e de’ loro commerci, divenuta mezzo di produzione in mano di alcuni, strumento e fomite di raffinatezza in mano di altri e, in mano a molti altri, materia prima di speculazione, come oggetto d’incetta, mezzo di scambi, investimento e forma notevolissima di proprietà mobiliare e mezzo di far valere e mettere in movimento ogni altro genere di ricchezza.

VI.

Date le vicende e le condizioni dell’evoluzione economica nel mondo romano, l’impiego della schiavitù diveniva sempre più indispensabile, come inevitabile n’era stata la estensione. Ma oltre a questo suo carattere di necessità, la schiavitù era fatta per presentare, a primo aspetto almeno e alla superficie, le apparenze de’ maggiori vantaggi, anche là dove fosse stato possibile — ciò che in molti casi non era — avere libertà d’elezione tra lo schiavo e il lavoratore libero.

Possedere, oltre al mezzo di produzione, la forza che lo doveva mettere in movimento; avere in propria mano una forza di lavoro, che fosse come la continuazione e la moltiplicazione della propria energia, atta ad essere adoperata senza interruzione e padroneggiata a discrezione e diretta a proprio talento; doveva sembrare, a prima vista almeno, quanto di meglio si potesse desiderare. E l’agricoltura del tempo di Catone e di Varrone, che tendeva a limitare a’ casi puramente indispensabili l’impiego del lavoro libero[576], obbediva insieme allo stato di fatto di quel periodo e a quest’ordine di considerazioni.

Pure una più lunga e più approfondita esperienza doveva venire sviluppando e mettendo in luce, gradatamente, tutti gli inconvenienti e gli svantaggi della schiavitù.

Quando Catone consigliava di acquistare il fondo rustico là dove fosse possibile, all’occorrenza, avere de’ mercenari[577], riconosceva con ciò, implicitamente, l’utilità, di una forza di lavoro impiegata e pagata soltanto pel periodo limitato di tempo, in cui adempisse una funzione utile.